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Lazio, la qualità passa tutta (e solo) da Pedro: i numeri dello spagnolo

Campione. Nessun altro termine sarebbe in grado di descrivere la grandezza di Pedro che in carriera ha vinto tutto e che ancora oggi fa la differenza (a luglio festeggerà 38 anni).

Sempre ma in modo particolare nelle ultime settimane, lo spagnolo si è preso la Lazio sulle spalle evitando brutte figure. Anche ieri, conto il Lecce, è stato l’unico a salvarsi nella serata storta dell’Olimpico.

Come sottolinea il Corriere dello Sport, l’ultimo successo casalingo della Lazio è rimasto quello con il Monza del 9 febbraio. Tre mesi e mezzo d’astinenza che hanno compromesso la corsa all’Europa più ambiziosa, ieri anche alla più “povera”. Un’altra delusione, ha alimentato il malumore dei tifosi e la contestazione nei confronti della società. «Immenso Pedro», lo striscione esposto a fine match in Curva Maestrelli. L’ex Barcellona ha tentato di dare la scossa, cross e conclusioni a ripetizione. Ha concluso il campionato in doppia cifra, 10 gol in 30 presenze, soltanto 6 con la maglia da titolare. Capocannoniere della rosa contando tutte le competizioni, 14 come Castellanos, giocando 1.000 minuti in meno (991) rispetto al Taty, centravanti titolare. Una conferma in più della sua classe.

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Lazio, da Baroni alla squadra: tutte le possibili partenze

Si chiude nel peggiore dei modi il campionato della Lazio: ko casalingo col Lecce e niente Europa.

Rabbia e delusione ieri all’Olimpico nel post gara e tante valutazioni a da fare a Formello in queste ore. Il tecnico Marco Baroni, in conferenza stampa, ha evitato di parlare troppo di futuro: tutto dipenderà dall’incontro che avrà nei prossimi giorni con la società.

Come riporta Il Messaggero, l’incontro di questa settimana oscilla pericolosamente tra la possibilità di continuare assieme e dividersi, nonostante le parole del ds Fabiani nel prepartita: “L’allenatore ha un altro anno di contratto e vorremmo anche rinnovare di un altro. Non credo ci saranno problemi”.

Intanto la lista dei partenti è già lunga di suo e senza gli incassi dell’Europa potrebbe lievitare. Serviranno, si legge, almeno due o tre plusvalenze tra Rovella, Guendouzi, Gila, Nuno Tavares, Castellanos e Isaksen. In uscita ci sono Provedel, Tchaouna, Vecino (in scadenza), Pellegrini e Hysaj, mentre restano in bilico Lazzari, Marusic e Romagnoli. Il fatto che l’unica certezza ad oggi sia un quasi 38enne in scadenza come Pedro è indicativo della situazione a Formello.

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Lazio, l’Olimpico resta un tabù: stagione chiusa tra i fischi

La Lazio è fuori dall’Europa dopo 8 anni. La sconfitta col Lecce e la vittoria della Fiorentina a Udine sono state decisive.

Male, malissimo. Il finale di stagione dei biancocelesti è stato più che negativo. Bastava un punto per centrare almeno la Champions ma è arrivato un ko inatteso che ha macchiato l’annata. Ieri all’Olimpico infatti non sono mancati i fischi dei tifosi della Lazio: ennesima prova casalinga incolore e il pubblico si è fatto sentire, sia durante lo gara che al triplice fischio.

La Lazio, evidenzia La Repubblica, paga quest’anno un disastroso rendimento casalingo, rispetto alle concorrenti, soprattutto da dopo la sconfitta con l’Inter. Nelle prime 7 partite all’Olimpico erano arrivati 19 punti, appena 11 invece nelle altre 12 gare (meno di un punto a partita di media). Dato su cui pesano i tanti gol presi proprio in casa: 26 sui 49 totali incassati. E da Lazio-Bologna (24 novembre) a ieri la squadra di Baroni ha sempre subito almeno un gol. Un problema cui il tecnico non ha saputo porre rimedio in tutta la stagione e ora il suo futuro è davvero in bilico. 

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Derby Champions: il Torino recupera un big contro la Roma

Mai come in questo campionato, l’ultima giornata servirà a dare verdetti importanti. Parliamo sia di piani alti della classifica sia di lotta per non retrocedere. Proprio in ottica Champions, Lazio-Lecce, Torino-Roma e Venezia-Juventus si disputeranno in contemporanea.

Restando al derby capitolino per il quarto posto, ultimo utile per accedere alla prossima Champions, come scrive la Gazzetta dello Sport, il Torino recupera un giocatore. Parliamo del macedone Elmas, arrivato a gennaio e subito in grado di fare la differenza.    

Ieri l’ex Napoli ha svolto l’intera seduta in gruppo e va considerato completamente recuperato per la gara contro la Roma.  Paolo Vanoli potrebbe schierare Elmas trequartista di sinistra nel 4-2-3-1. Ancora out, salvo miracoli dell’ultima ora, Sosa e Njie: entrambi ieri hanno seguito un protocollo individuale.

Chi potrebbe essere della contesa è Coco. Lo stopper è reduce da  un intervento alla mano ma appare disponibile per domani sera. Il centrale proprio oggi dovrebbe effettuare il provino decisivo.

GLP

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Lazio, la sfida contro il Lecce potrebbe essere l’ultima in biancoceleste per diversi calciatori: il quadro completo

L’ultima gara casalinga della Lazio potrebbe essere anche l’ultima partita in biancoceleste per diversi protagonisti della rosa di Baroni.

The last dance. La sfida col Lecce, riporta Il Messaggero, può essere l’ultimo ballo per tanti protagonisti, vecchi e nuovi, di questa Lazio. Mandas ormai si è preso la porta e Provedel vuole giocare, ma saluterà solo per destinazioni di suo gradimento. Tavares è stato riscattato per 5 milioni dall’Arsenal (che vanta ancora il 40%), ma è sul mercato come Luca Pellegrini e Hysaj (pesano rispettivamente 2,4 e 2,8 milioni d’ingaggio). Marusic ha un’opzione sino al 2026, ma la Fiorentina lo sta corteggiando. Romagnoli è in trattativa per il rinnovo, ma andrà via se non sarà accontentato, anche perché in Arabia sono pronti a ricoprirlo d’oro: Lotito può al massimo spalmargli l’adeguamento per un altro triennio.

Gila, si legge ancora sul quotidiano, vuole fare il salto: ci sono Inter, Juventus e City, ma non il Real che detiene il 50%. Rovella non vuole muoversi, ma restano le pressioni di Aston Villa e Liverpool. Guendouzi piace invece al Newcastle e ha messo in dubbio la sua permanenza con la Conference (guadagna già 2,5 milioni, c’entra poco il contratto). Vecino è in scadenza, corteggiato da Betis, Benfica e Como: la sua conferma biancoceleste resta in bilico.

La prossima settimana, infine, verrà offerto invece a Pedro il rinnovo per un altro anno. Zaccagni ha fatto una scelta di vita, difficile possa cedere alla corte del Nottinham Forest, che metterebbe però 30-35 milioni sul tavolo. Il club inglese è anche sulle tracce del Taty Castellanos, insieme a West Ham, Everton e Wolverhampton.

Impossibile cedere Noslin, senza fare una clamorosa minusvalenza a bilancio. Tchaouna può invece finire al Psv per 15 milioni. Ibrahimovic non verrà riscatto per 8 milioni dal Bayern Monaco. Belahyane è stato un investimento d’inverno e andrà valorizzato.

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Lazio, difesa in bilico: Romagnoli aspetta, prime sirene per Gila, Gigot va riscattato. Occasione Faes

Romagnoli aspetta le mosse della Lazio, si è sentito scaricato e riaccolto, valuterà l’offerta del rinnovo che è stata preannunciata ai suoi manager, tiene aperto ogni scenario. Per Gila arrivano le prime sirene. Il riscatto di Gigot è obbligatorio: 500 mila per il prestito più 3,2 milioni per l’acquisto definitivo, legato a premi. Patric si è operato, ha iniziato il recupero e conta di restare. Il futuro, per la Lazio, è Provstgaard, ma ha ancora 21 anni. Se partirà Gila, solo il danese sarà under 25, tutti gli altri over 30. E’ per questo che il club da tempo progetta il ringiovanimento del reparto. Per ogni cessione ci sarà un acquisto, è il minimo. Perdere in un colpo Romagnoli e Gila sarebbe una doppia botta. Riuscire a ripartire con Romagnoli limiterebbe l’indebolimento della difesa e aiuterebbe la ricostruzione.  

L’occasione Faes per la Lazio: la mossa

E’ da gennaio che il diesse Fabiani studia il mercato dei difensori centrali con i suoi 007. La caccia all’occasione aveva portato a valutare l’acquisto di Wout Faes, 27 anni, centrale belga del Leicester. Il club è retrocesso in Championship, l’occasione si è concretizzata. Faes avrebbe una clausola e sarebbe scattata con la retrocessione: costo 10 milioni. A queste cifre è da considerare un acquisto in saldo. Ha un profilo internazionale: 118 presenze in Premier, 77 in Ligue 1 con il Reims, 26 presenze con il Belgio. Il salto l’aveva compiuto partendo dall’Ostenda, prima ancora gli inizi nell’Anderlecht e un paio di prestiti. A 20 anni era molto quotato, anche quando ha iniziato a giocare in Francia. Nel 2022 era stato vicino al Chelsea. Poi ha vissuto qualche stagione insoddisfacente. Piaceva molto a gennaio e oggi che il prezzo è sceso può piacere ancora di più. Un ostacolo può essere rappresentato dall’ingaggio, in Premier in media sono alti, superano i 3 milioni. Lotito e Fabiani potrebbero giocare sulla formula, spalmando la cifra e riconoscendo un accordo quinquennale. A dieci milioni è un giocatore invitante per tanti.

Gli altri nomi per la difesa

A gennaio c’era stato un sondaggio per avere in prestito Mosquera del Valencia, gigante di 1,91, tra i migliori giovani della Liga. Ha una valutazione di 20 milioni, ora è inarrivabile. Per lui si sta scatenando un’asta vera, in pole viene dato il Lipsia. Dalla Svizzera rilanciano spesso il nome di Albian Hajdari, difensore centrale del Lugano, ha 22 anni, è svizzero, ha origini kosovare. Piede sinistro, ha una valutazione di 10 milioni. E’ mancino anche Valentin Gomez del Velez, stessa quotazione. E’ in scadenza a dicembre 2026, tra un anno e mezzo. E’ alto 1,81, ha passaporto spagnolo, un vantaggio per tesserarlo da comunitario. Era stato vicinissimo all’Udinese nel mercato invernale, l’acquisto sembrava fatto. S’era sottoposto alle visite mediche, poi lo stop. Gomez aveva una clausola di “buyout” per uscire, si sarebbe dovuto trasferire da svincolato a Udine. La clausola era di nove milioni di euro. Il suo cartellino appartiene a un fondo, avrebbe dovuto far scattare l’opzione. Non è stato fatto e il giocatore è rimasto al Velez. 

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Lazio, Mandas: “Essere qui è un sogno. Pedro, Peruzzi, futuro e Ioannidis: vi dico tutto”

Da secondo a titolare inamovibile: Chrīstos Mandas si gode il momento e punta a finire bene la stagione con la sua Lazio. Il portiere greco si è raccontato a Il Tempo.


Iniziamo subito rispondendo a chi sostiene che lei sia troppo basso per essere un portiere di grande livello: ci dice la sua altezza reale?
«Sono alto tra 187 e 188, però la cosa importante sono le braccia. Sono quelle che fanno la differenza».
In che senso?
«Quando allungo le braccia raggiungo l’estensione di chi è parecchio più alto di me. L’ho fatto con un compagno di squadra che era alto 194 cm e alla fine eravamo uguali».
E poi l’altezza l’aiuta per essere più reattivo e agile…
«Il mio lavoro è proprio questo, cercare di sopperire a un limite fisico con la velocità e il fatto di essere più scattante. L’unico aspetto è relativo alle uscite, devo sempre prendere bene le misure».
Su cosa si sente di dover migliorare ancora?
«Sicuramente nel giocare con i piedi. Prima di venire alla Lazio non era così richiesto, mentre qui è fondamentale».
Che cosa differenzia Sarri da Baroni?
«Sarri voleva sempre un gioco corto, anche quando la squadra avversaria veniva molto alta. Con Baroni magari proviamo di più la palla lunga sull’attaccante, ma per entrambi la costruzione del portiere è molto importante».
In questo anche Provedel l’ha aiutata?
«Con lui ho un bellissimo rapporto ma la mia crescita è merito dei preparatori e di Baroni».
Molte persone paragonano il suo stile a quello di una leggenda come Peruzzi. C’è qualche similitudine?
«Sono giovane quindi ho visto poco di Peruzzi, ma so perfettamente quanto sia stato importante per la Lazio. Anche lui come me non era altissimo, ma aveva una cattiveria e una concentrazione incredibili. È sicuramente un modello».
A proposito di modelli, qual è il suo prototipo di portiere?
«Non ce n’è uno nello specifico. Cerco di rubare un po’ da tutti: ho studiato molto Buffon e Casillas, mentre per quanto riguarda le uscite mi piaceva molto Handanovic. Però il mio idolo non è un portiere».
Si spieghi meglio.
«Il mio idolo è Pedro. Vederlo giocare è uno spettacolo, soprattutto in allenamento. Io cerco sempre di infilarmi nella squadra dove c’è lui perché alla fine vince sempre. È veramente un fenomeno».
Che cosa vuol dire per lei essere il portiere della Lazio?
«È un sogno. Quando giocavo in Grecia avevo un preparatore dei portieri italiano e gli dicevo sempre: “io vorrei giocare in Serie A”. Quindi quando è arrivata la Lazio non ci credevo, ero troppo felice».
E da poco ha anche rinnovato il contratto fino al 2029…
«Naturalmente sono anche contento di questo, così posso essere anche più tranquillo. Io, ma anche la mia famiglia, che ogni volta che può mi viene a trovare a Roma. Sento la fiducia della società».
Pochi giorni fa Rovella, che è 2001 come lei, ha detto di voler rimanere per sempre alla Lazio. A sentirla parlare sembra che sia lo stesso per lei.
«Io qui sono molto felice, anche per me vale lo stesso discorso di Rove. Penso che sia per tutti i ragazzi che sono qui. Il centro sportivo è bello, lo stadio è bello, i tifosi sono belli, la pensiamo tutti così. Perché dovremmo voler andare via? Siamo in un grande club».
Però in estate era arrivata una chiamata dal Manchester City…
«Quello fa piacere, è normale. Se arriva l’occasione della vita è giusto fare le proprie valutazioni, ma io non sono più in una società piccola, quindi anche se dovesse arrivare la chiamata di un top club, il mio primo pensiero non sarebbe quello di andare via. La valuterei sapendo che qui sto benissimo, che la società ha un progetto per me e che mi ha fatto rinnovare il contratto».
Scopriamo qualcosa di più su di lei, torniamo a quando era bambino. Ha sempre fatto il portiere?
«In realtà fino ai 12/13 anni giocavo un tempo in attacco e un tempo in porta. Sin da piccolo avevo le gambe grosse quindi tiravo più forte dei miei coetanei, per questo mi mettevano in attacco, ma a 14 anni sono tornato tra i pali e non mi sono più mosso da lì».
Da Atene a Roma, le piace andare in giro per la città?
«Ho visto quello che c’era da vedere, diciamo da turista, ma non sono uno che esce la sera, preferisco rimanere a casa con la mia fidanzata. Se capita vado al ristornate una sera a settimana, sempre che il giorno dopo sia libero».
Si dice sempre che i portieri siano un po’ matti, lei però ci sembra molto tranquillo. È un’anomalia?
«In Grecia sono arrivato in prima squadra che ero ancora un ragazzino e c’erano i compagni più grandi che magari uscivano e mi portavano con loro. In quel momento ho capito che per fare strada dovevo rimanere lontano da locali e distrazioni varie».
L’unica libertà che si concede a questo punto sono i tatuaggi. A quale è più legato?
«Questi (mostra il braccio, ndr.) mi ricordano la Grecia. Ma il più importante è questo con mio padre. Lui è sempre presente, gli devo tutto».
A proposito di Grecia, alla Lazio piace tanto il suo compagno di Nazionale, Fotis Ioannidis, lo sapeva?
«Sì, certo. Con lui ne ho parlato anche la scorsa estate. Ovviamente anche per Fotis sarebbe un sogno venire in Serie A, ma non so se il Panathinaikos lo farà partire, è anche il capitano».
Che tipo di attaccante è?
«È un killer in area di rigore. Quest’anno ha segnato meno per colpa di un infortunio, ma vi assicuro che è molto forte. È bravo anche ad aiutare la squadra, a venire incontro e aprire gli spazi per i compagni».
E il suo rapporto con la Nazionale? Vuole diventare titolare anche lì?
«Siamo un gruppo molto giovane, abbiamo fatto tutto il percorso nelle giovanili insieme. Siamo amici, quindi per me è difficile sentire la rivalità con i miei compagni»..
La Grecia, appunto. Lei sa che i colori della Lazio sono ispirati proprio alla bandiera greca?
«Me lo ha detto un ragazzo appena sono arrivato a Formello, mi ha raccontato questa storia. Ho sentito subito dentro di me un legame speciale, come se qui stessi ancora a casa mia e potessi rimanere a vita».
A inizio stagione ha giocato solo in Europa, quando ha capito che stava per diventare il titolare? Cosa le ha detto Baroni?
«Non mi ha detto niente, ho capito che serviva il mio aiuto e ho cercato di farmi trovare pronto».
Però a Bergamo nessuno si aspettava il suo impiego…
«Cinque minuti prima della riunione tecnica mi ha chiamato per dirmi che avrei giocato, ma non mi ha detto qualcosa di particolare, solo di replicare in partita quello che faccio in allenamento».
Torniamo al suo esordio con la Lazio, il derby del 10 gennaio 2024. Che emozione è stata?
«È il momento in cui la mia carriera è cambiata. Però sono contento che fosse il derby, non l’ho vissuto con troppa pressione».
Tra le serate più difficili c’è senza dubbio quella con il Bodo?
«Arrivavamo dal 2-0 in trasferta ma credevamo fortemente nella rimonta. Quando abbiamo segnato il 3-0 eravamo convinti di avercela fatta, poi il gol a fine tempo supplementare c’ha distrutto. Lì sono finite tutte le energie».
Dal suo punto di vista cosa ricorda dei rigori?
«Avevo studiato gli avversari e la cosa incredibile è che gli unici due rigoristi hanno sbagliato entrambi. Gli altri non avevano mai tirato un rigore in carriera… il calcio è davvero inspiegabile».
Che voto sente di dare alla stagione della Lazio?
«È stata una stagione difficile, lunga e con tanti giocatori nuovi. Però penso che in campionato di 37 partite ne abbiamo fatte 28-30 molto buone e le altre invece no. Non sempre siamo riusciti a fare quello che ci chiede il mister».
E se alla fine dovesse essere Conference League?
«Preferisco non rispondere a questa domanda perché tutti nello spogliatoio pensiamo che la Champions sia ancora possibile, quindi ci proveremo fino alla fine».
Stagione quasi terminata, poi ci saranno gli impegni con le Nazionali, ma come trascorrerà le sue vacanze?
«Passerò del tempo tra qualche isoletta in Grecia, una piccola vacanza prima di tornare ad allenarmi in modo un po’ più serio quando tornerà ad Atene».
E invece un messaggio per i tifosi?
«Per me sono stati meravigliosi, ci hanno sempre supportato, specialmente nei momenti di difficoltà. Invece di fischiarci ci hanno sempre applaudito. Alcuni sono venuti persino in Norvegia anche se non avevano il biglietto per entrare allo stadio. Non li ringrazieremo mai abbastanza per quanto ci sono stati vicino».

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Lazio, Tavares è stato riscattato dall’Arsenal ma è in vendita: la situazione

Senza dubbio è stato uno dei colpi di mercato estivi più riusciti, nonostante i continui stop: Nuno Tavares ha conquistato tutti ma il suo futuro non è detto che sarà a Roma.

Nove assist per lui tra campionato ed Europa League, un avvio di stagione straordinario e poi sette infortuni che lo hanno costretto a stare ai box: Nuno Tavares contro il Lecce cercherà di raggiungere la doppia cifra.

Nel frattempo la società valuta quale sarà il futuro del portoghese: come riporta Il Messaggero, il terzino è stato già riscattato; c’è stata un’accelerazione dei tempi dovuta al Mondiale per Club, visto che le squadre partecipanti potranno usufruire di una mini finestra di mercato dal 1 al 10 giugno. Poiché Tavares resta in cima alla lista dei calciatori con cui poter cercare una plusvalenza, la Lazio ha versato i 5 milioni del riscatto nella casse dell’Arsenal (che detiene il 40% della futura rivendita) per non ritrovarsi costretta ad attendere il 1 luglio in caso di interessamenti da parte di club impegnati nel nuovo torneo FIFA. Difficilmente Lotito potrà chiedere 35-40 milioni come qualche mese fa, ma le prossime prestazioni tra club e Nazionale potrebbero essere d’aiuto in tal senso.

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Women, Piemonte: “Un orgoglio vestire la maglia della Lazio. Mito? Panico. E sul futuro…”

Punta di diamante del mercato estivo della Lazio femminile, l’ex Everton Martina Piemonte si è raccontata ai microfoni de Il Tempo.

Stagione chiusa con vittoria e doppietta
«Grandissimo anno, nessuno si aspettava questa Lazio. Peccato per l’inizio, dovevamo ingranare; saremmo potute essere, meritatamente, nella poule scudetto».

Più rammarico o più orgoglio?
«Entrambi. Non è da tutte fare una stagione così da neopromosse, dispiace esserci rese conto tardi del nostro valore».

Il momento più bello e quello più brutto?
«Bella la svolta contro il Milan, brutta la gara di Firenze. Durante la pausa di Natale ci siamo guardate in faccia e qualcosa è scattato».

È stata l’acquisto più atteso
«Il direttore Pinzani ha insistito, ho percepito la voglia di far crescere il club e di portarmi qui. L’investimento che ha fatto la Lazio e quanto ci hanno creduto mi ha fatto sentire un po’ di responsabilità ma non pressione».

Esperienze in Premier e in Spagna
«Mi dicevo che non sarei tornata, il campionato inglese è il migliore, quello spagnolo è in evoluzione da anni ma anche quello italiano è cresciuto. Da italiana sono contenta».

Quindi rimarrà a lungo alla Lazio?
«Qui sto bene e la maglia la senti addosso. Rispetto a tante altre squadre è diverso; essere laziale è appartenenza. È un orgoglio vestire questa maglia, senti di doverla difendere».

Miti?
«Ibrahimovic, per fisicità e carattere; è da sempre il mio idolo. Nel femminile Patrizia Panico, carattere istintivo, grande temperamento; mi ha allenato e ancora mi dà consigli».

Unite anche con Grassadonia
«In questa stagione c’è molto di lui. È un ‘martello’, lavora nel dettaglio. È stato tosto, non lo nego, ma ha portato grandi risultati. È sincero e diretto. Il mister deve essere un maestro e lui, in quanto tale, mi ha insegnato tanto. È esigente e io voglio sempre migliorare, sono più da ‘bastone’ che da ‘carota’ (sorride, ndr)».

Obiettivi?
«Non voglio parlare prima ma ciò che abbiamo creato potrà portarci a grandi traguardi».

Nazionale?
«L’ho sempre vissuta come un plus, che arriva se fai bene per la tua squadra. Do tutta me stessa, il mister lo sa, sono a disposizione della squadra, è un orgoglio farne parte. Il fuoco che ho dentro non cambia in base al posto».

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Lazio, serve un’inversione del trend casalingo: i numeri

Il successo all’Olimpico manca da troppo tempo e la Lazio domenica contro il Lecce non potrà permettersi passi falsi.

Nella Capitale arriverà un Lecce con grandi motivazioni, impegnato in una delicata lotta-salvezza. La Lazio, dal canto suo, dovrà ottenere il successo e contemporaneamente sperare nel passo falso delle competitors.

Importante sarà anche cambiare i numeri e andare oltre il sortilegio che avvolge l’Olimpico. Come sottolinea il Corriere dello Sport, serve però un’inversione del trend casalingo: è troppo tempo che la Lazio non vince davanti ai propri tifosi, addirittura da tre mesi e mezzo. Una sola volta in campionato in tutto il 2025. Una maledizione che va avanti da troppo, dopo il successo con il Monza (ultimo in classifica) del 9 febbraio sono arrivati 6 pareggi consecutivi contro Napoli, Udinese, Torino, Roma, Parma e Juventus.

Un filotto che, pur senza sconfitte, ha compromesso la corsa al quarto posto della squadra di Baroni. La Lazio, si legge, ha pareggiato la metà delle 18 partite interne disputate finora in Serie A: 9, a fronte di 7 vittorie e 2 sconfitte. Considerando soltanto le gare in casa, è nona in classifica con 30 punti conquistati: meno di Milan (31), Atalanta (32), Bologna (37), Fiorentina (40), Juventus (40), Roma (41), Napoli (42) e Inter (43).