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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Mattei: “Champions, Europa League e Conference, ecco come finirà la volata…” (AUDIO)

STEFANO MATTEI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

Se il Milan vuole entrare almeno in Conference League deve battere la Roma. La squadra di Ranieri, se dovesse perdere con i rossoneri resterebbe di restare fuori dall’Europa, a patto che la Lazio raccolta almeno tre punti con il Lecce. Poi il resto dipenderà dal risultato che maturerà a Parma. Se il Napoli dovesse archiviare velocemente il match potrebbe esserci anche un riflesso sulla prestazione dell’Inter contro la Lazio. Sono tutti calcoli complicati, partendo dal presupposto che il risultato più probabile a San Siro è la vittoria dell’Inter sulla squadra di Baroni. In questo caso, alla Roma per andare almeno in Europa League basterebbe un pareggio con il Milan, con la prospettiva di vincere l’ultima con il Torino. A pari punti con la Lazio avrebbe la meglio per gli scontri diretti.

Alla fine credo che finirà che il Milan resterà fuori da tutto, la Lazio andrà in Conference, la Roma in Europa League e la Juventus in Champions“.

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RASSEGNA STAMPA

Enigma Tavares, la Lazio si interroga sul futuro

Baroni ha provato a ricaricarlo e risollevarlo, anche a rischiarlo nel momento clou e questo ha peggiorato la sua condizione fisica. Dall’ultimo infortunio, contro il Bodø, non s’è più ripreso. Oggi Tavares si allena solo a parte, solitario. Ieri è entrato in campo quando gli altri compagni sono usciti, ha lavorato in modo differenziato come succede da giorni. S’era rivisto prima della Juve, ma non è stato convocato. Lo stesso, salvo soprese, accadrà prima dell’Inter. E a questo punto è difficile immaginare Tavares in campo per il finale all’Olimpico, neppure da subentrato. Non è mai stato un faro per le squadre in cui ha giocato, solo un fulmine. La migliore stagione l’ha vissuta a Marsiglia con Tudor, ebbe una continuità mai avuta. L’Arsenal aveva perso le speranze l’anno prima, poi ha iniziato a prestarlo. E alla Lazio l’ha venduto per 5 milioni dopo il disastroso trasferimento in prestito al Nottingham Forest, pur tenendosi il 40% dell’eventuale rivendita.

I pensieri della Lazio per il terzino

Tavares è uno che vive a modo suo il calcio, lo spogliatoio, la squadra. La Lazio se n’era accorta subito in estate. Ma dopo l’infortunio lampo, la lenta ripresa, aveva carburato. La quotazione era diventata stellare, sarebbe rimasta tale se avesse continuato a sfornare assist come cioccolatini. Non è più quel Tavares, è una delle grandi amarezze della stagione. Ora si tratta di capire che futuro lo attende. La Lazio da giorni ha avviato le trattative per chiudere il riscatto anticipato dall’Arsenal, può essere ufficializzato nei primi dieci giorni di giugno, quando ci sarà una finestra extra di mercato, aperta per favorire le squadre che parteciperanno al Mondiale per Club. E’ una mossa anche per valutare eventuali offerte, in questo modo la Lazio potrebbe vagliarle e nel caso decidesse di accettarle avrebbe il tempo necessario per trovare un sostituto. A sinistra in bilico c’è sempre Pellegrini, sarà riscattato dalla Juve per 4 milioni, ma da tempo è in lista d’uscita. Gli acquisti a sinistra potrebbero essere due, sempre che questo Tavares convinca qualcuno a puntarci. Deve convincere anche Lotito, i conti deve farli con il 40% da versare ai Gunners. Corriere dello Sport

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ESCLUSIVE

SPECIALE 14 MAGGIO – Cragnotti: “Empatia e partnership finanziarie le strade per crescere. La Lazio di oggi? Soddisfatto per le risorse…” (AUDIO)

2 Coppe Italia (1998, 2000), 2 Supercoppe Italiane (1998, 2000), 1 Coppa delle Coppe (1998-1999), 1 Supercoppa UEFA (1999) e ovviamente, la vittoria del Campionato italiano 1999/2000. Questa la bacheca aggiornata da Sergio Cragnotti, Presidente della Lazio dal 1992 al 2003, oggi ai microfoni di Radiosei, in ‘NMM’

“La prima cosa che penso è che sono passati troppi anni! (ride, ndr). Un ricordo bellissimo impresso nella mente, me lo porterò dietro per sempre. Noi speravamo nello spareggio finale, anche quando ascoltavamo la radiocronaca all’Olimpico. Già ce lo portarono via la stagione precedente, lo Scudetto. Alla fine pensai di aver realizzato il mio sogno. Cercavamo di dare alla Lazio una credibilità, una notorietà nazionale ed internazionale. Il coronamento di un progetto che forse ha portato pochi frutti, ma quelli raccolti erano eccellenti. Pensai poi a mio fratello Giovanni, era lui il precursore. Era lui che seguiva tecnicamente, anche con Zoff, la costruzione della rosa”.

“Capii che il mondo dello spettacolo calcistico doveva essere incuso nella globalizzazione. Per me concetti basilari nel mondo della finanza dal quale venivo, partecipai attivamente a quello che già all’epoca era il progetto del campionato europeo per squadra. Oggi il calcio è fatto di società finanziarie. Io lavoravo molto all’estero, viaggiavo in Cina e Australia e già vedevo la Premier League proiettata in quei mercati, con enorme partecipazione. Era un concetto che doveva aggredire anche l‘Italia, ma siamo sempre stati troppo conservatori, restii a questo tipo di investimento”.

L’abbraccio con Lotito? E’ riconoscenza ad un uomo che ha portato avanti un programma, poi ognuno è fatto a modo suo. Ha mantenuto e sviluppato quel gioiello che è Formello. Quando lo presi, pensai ad una casa comune per la Lazio. Con lo stadio invece, non ci riuscii. Flaminio? Me lo auguro, sarebbe il progetto più vicino alla mentalità del laziale, nel cuore di Roma. Sviluppo per la Lazio di oggi? Lotito ha espresso ieri che per lui è fondamentale patrimonializzare la società. Altri sistemi oggi sono di carattere finanziario, in cui delle partnership vengono fatte e create per dare supporto finanziario per la crescita sportiva e per un progetto vincente. Il tifoso vuole risultati, gli Scudetti, primeggiare. Quindi, credo che le partnership siano fondamentali per crescere. Come sistema calcio, credo arriveremo ad un grande campionato europeo con campionati regionali. Un po’ come in Brasile, più o meno”.

“Il rapporto con i tifosi? Io credo che sia fondamentale. Parlavamo di mezzi necessari alla crescita, ma tutto questo si fa per avere vicina la propria gente. Una partita senza il calore della gente non è una partita. Stadio e televisione sono due modi tanto diversi per seguire una squadra. Tutto questo si fa non per proprio egoismo, ma per dare gioia ed emozione a chi ama la maglia. Io soddisfatto della Lazio di oggi? Francamente sì, per quelli che sono i mezzi a disposizione, Lotito sta facendo navigare la squadra in Europa. Si può fare di più, ma bisognerebbe adottare un sistema diverso (vedi partnership finanziarie).

Se rifarei qualcosa diversamente? Credo che con la Lazio ne ho sbagliate poche. Forse sarei dovuto rimanere a lavorare all’estero (ride, ndr) anche comprando la Lazio. La cessione di Signori? Con quella cessione sarebbe arrivato Ronaldo. Eravamo in contatto con la famiglia, con il fratello. Avrei fatto il grande acquisto, la mia idea era di cedere, di fare la plusvalenza per portare grandi giocatori. La plusvalenza tra l’alro, all’epoca quasi non si conosceva”.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, per Baroni anche apprensione Isaksen: rischio emergenza sulle fasce per l’Inter

Non solo un Inter riabilitata in chiave scudetto, per la Lazio l’ultima opportunità di qualificarsi in Champions sembra essere viziata dall’emergenza sulle fasce. All’improvviso, Baroni rischia di ritrovarsi con gli uomini contati contro l’Inter: fuori Zaccagni e Pellegrini per squalifica, Tavares, dopo il solito lavoro differenziato, procede verso il forfait. In più, come riporta l’edizione odierna del quotidiano Il Messaggero, ieri non si sono allenati né Pedro, né Isaksen. Lo spagnolo è rimasto in palestra per semplice gestione; invece, il danese, già da martedì, non è al meglio delle condizioni per un problema muscolare, verrà valutato proprio stamattina.

Il problema è che tratto della zona da cui nascono la maggior parte delle azioni che portano al goal avversario, come dimostrano le reti subite dai biancocelesti nel 2025. Infatti, proprio dall’out destro è arrivato il cross di McKennie per Kolo Muani proprio nell’ultimo match contro la Juventus, uno scenario simile visto con il Parma; con il Bodo o con il Torino. Parimenti, in trasferta, è proprio dalla fascia destra che sono nate le reti di Orsolini, Castro, e Fabbian contro il Bologna; quella di Chukwueze contro il Milan e i due del Bodo in Norvegia. 

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ESCLUSIVE

SPECIALE 14 MAGGIO – Mancini: “Vincere a Roma non semplice. Artefici? Sven e Sinisa in campo, Governato e Cragnotti sul mercato. Su un ritorno alla Lazio…” (AUDIO)

ROBERTO MANCINI a 25 anni dal secondo scudetto della Lazio ai microfoni di ‘QDL’:

Oggi è un giorno importante per la Lazio, ma c’è la tristezza per la retrocessione della Sampdoria. L’ho vissuta male la retrocessione in serie C, si pensa sempre di potercela fare. Va accettata anche questa parte del calcio, è giusto che la Juve Stabia abbia giocato la propria partita. Giorno duro, ma la Samp ha un grande patrimonio nei suoi tifosi e presto tornerà a giocare dove merita.

E’ importante ricordare il nostro scudetto. Roma è la città più bella del mondo, ma dove vincere non è semplice. E’ un ricordo bellissimo, indelebile nella mente di tutti quanti. Da allenatore con il Manchester ho vissuto una situazione simile, si è vinto il titolo all’ultimo secondo dopo 50 anni dall’ultima volta.

Eriksson e Mihajlovic sono stati due artefici fondamentali di quello scudetto. Il mister aveva a che fare con 23-24 giocatori incredibili per qualità e personalità. Non era semplice gestirli. Sinisa, poi, è stato uno dei migliori giocatori del mondo. Luciano Spinosi, il vice di Sven, conosceva molto bene la piazza di Roma essendo anche passato per la sponda opposta. Poi ricorderei anche Nello Governato. Quando arrivai alla Lazio era lui il direttore sportivo, fu lui con Cragnotti l’artefice di tutto. Ho avuto la fortuna di avere grandi presidente, bravi e visionari, lui lo è stato assolutamente.

Se un giorno arrivasse una proposta della Lazio? Io faccio l’allenatore di professione, al di là di dove hai giocato e vinto, un tecnico deve prendere in considerazione qualsiasi situazione. Si può fare questa professione nella Lazio, nel Milan, nella Roma senza cancellare tutto quello che è stato fatto nel passato. Gli allenatori vogliono trovare qualcosa che li renda felice. Non solo i soldi, ma una squadra che sia bella da allenare, dove si possa far bene e divertirsi”.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Tavares a rilento: poche speranze per Milano

Baroni ci spera fino all’ultimo. Il tecnico toscano aspetta Nuno Tavares, sa della sua importanza ma secondo quanto riportato da Il Tempo – questa mattina in edicola – il recupero dell’ex Arsenal va al rilento. Anche ieri il portoghese si è allenato da solo. Se oggi non dovesse rientrare in gruppo il suo recupero per la gara contro l’Inter non avverrà. Oggi e domani saranno i giorni decisivi per capire se Baroni, anche a partita in corso potrà contare su Tavares. Sarebbe fondamentale la sua presenza anche per pochi minuti. Il match può decidere il futuro della Lazio e anche quello di Marco Baroni. Senza Europa le strade tra il club biancoceleste e l’ex Verona potrebbero separarsi.

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ESCLUSIVE

‘SVB’ – Rambaudi: “Lazio, quanti rimpianti per il mercato di gennaio. E su Tavares…” – (AUDIO)

ROBERTO RAMBAUDI in collegamento a ‘SVB’

“Tavares? Se si ferma così spesso e così a lungo, c’è un problema.

Pedro se sta bene gioca, mi stupirei se stesse bene e giocasse un altro. Siamo a due giornate dalla fine, chi non ha dato un contributo fino ad ora difficile che possa aiutare adesso. Per il resto, non ci sono grandi alternative.

Dipende dalla strategia che il tecnico decide di adottare, con l’Inter per me devi chiudere i centrali di centrocampo. Ma ripeto, tutto dipende da cosa vuoi fare, se vuoi fare una partita più conservativa per poi sfruttare le ripartenze o andare a San San Siro con il tuo spartito.

I rimpianti credo ci siano per non aver aiutato la squadra a gennaio con dei rinforzi. A questa squadra vanno solo fatti i complimenti per quello che abbiamo visto, nonostante il materiale umano. Non per sminuire, anzi, la squadra ha fatto un grandissimo percorso.

Ancora può succedere di tutto. Io mi auguro che dopo questa stagione si tracci una linea per capire come muoversi d’ora in avanti. Io vorrei vedere il cambio di passo, indipendentemente dal traguardo finale. Ti devi circondare di giocatori che hanno una certa funzionalità per questa squadra

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COPPA ITALIA

Coppa Italia ed Europa al Bologna, la Lazio incassa 7 milioni di euro

Un trionfo storico per il Bologna di Vincenzo Italiano, che vince la Coppa Italia ai danni del Milan grazie alla rete di Ndoye, per l’1-0 finale. Il successo in casa felsinea mancava da 51 anni, l’ultima vittoria risale infatti al 1974. A sorridere però nella notte di Roma, non sono solo i rossoblu. La Lazio infatti incasserà i 7 milioni per il riscatto di Nicolò Casale, difensore centrale arrivato alla corte di Italiano ad agosto. La clausola sarebbe diventata obbligatoria in caso di qualificazione europea degli emiliani, avvenuta ufficialmente ieri sera grazie alla conquista della coppa.

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ESCLUSIVE

SPECIALE 14 MAGGIO – “18.04, la Lazio è campione d’Italia”. Cucchi: “La dignità di Mazzone e la rabbia di Moggi: l’ordinaria follia di uno Scudetto irripetibile” (AUDIO)

RICCARDO CUCCHI, il radiocronista di Radio Rai che ha raccontato Perugia-Juventus nel 2000, in collegamento a ‘9 GENNAIO 1900’

A Perugia non c’era neanche una nuvola. Un caldo estivo, faceva un caldo impossibile. Ho ancora il ricordo vivo di quel nuvolone basso che si avvicina al Curi. Campo allagato in pochi minuti, il resto è storia. Noi della radio non avevamo il monitor a disposizione. La postazione del Curi era vicina al campo, ma io pensavo onestamente non si potesse continuare a giocare. Già pensavo a dove rimanere a dormire lì a Perugia, figuriamoci. Io giravo sempre con il regolamento calcistico con me e durante quella sosta, tutti i colleghi venivano da me a chiedere cosa sarebbe successo. Bisogna ricordare che il Curi aveva un drenaggio fenomenale, in un altro stadio forse non si sarebbe andati avanti. Mi aspettavo un comunicato che sospendesse la gara, e invece…”.

“Nel post partita, gli spogliatoi della Juventus erano sbarrati. Il primo a uscire fu Moggi, molto arrabbiato, parlò di campionato falsato. Mi sorprese invece la serenità di Carlo Ancelotti. Lo conoscevo dai suoi esordi, lui invece disse che era tutto regolare e fece i complimenti alla Lazio. Poi c’è Mazzone. Mi disse “c’è voluto un romanista per farvi vincere uno Scudetto!”.

“Nel 2000 c’erano già piattaforme televisive che seguivano il calco a pagamento. Io seppi solo alla fine delle operazioni che la mia radiocronaca. Quella Lazio strabordava di talento, specialmente a centrocampo. Non c’era un giocatore di basso tasso tecnico. Oggi sono sempre meno i giocatori di talento, prima era veramente centrale. Quella Lazio poteva vincere di più. Il mio preferito? Veron. Fantastico sulle punizioni, geniale nelle giocate. Regalavano emozioni giocando a calcio. Noi laziali ricordiamo i -9 di Fiorini, ma anche la Lazio partì da -9 nel 2000″.

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ESCLUSIVE

SPECIALE 14 MAGGIO – Marcolin: “Il gol di Simeone cambiò tutto, quello annullato a Cannavaro ci fortificò. I minuti finali nello spogliatoio…” (AUDIO)

Speciale 14 Maggio: Dario Marcolin, centrocampista Campione d’Italia 99/00 con la maglia della Lazio, ai microfoni di Radiosei in ‘9 GENNAIO 1900’

I passaggi chiave della stagione

“La stagione ci cambia completamente con il gol di Simeone a Torino su assist di Veron. Siamo diventati così una squadra che ha cominciato a crederci veramente. Quella cavalcata nasce lì, ma va sottolineato come quella squadra poteva ambire praticamente a qualsiasi cosa, niente le era preluso in partenza. Il gol annullato a Cannavaro? Anche noi avevamo assorbito la rabbia dei tifosi, ma ci ha anche fortificato. Eravamo contro tutto e contro tutti a quel punto. Noi sapevamo che tanto dipendeva di noi, eravamo consci dei nostri grandi mezzi”.

Un finale inaspettato

“L’ultima giornata di campionato contro la Reggina, il nostro pensiero fisso avvicinandoci allo stadio era arrivare in qualche modo allo spareggio con la Juventus. Non ci aspettavamo minimamente quell’epilogo, nessuno se lo aspettava e non c’era niente di preparato allo stadio. Una giornata che ci ha cambiato la vita, letteralmente. Dopo il fischio finale all’Olimpico – prosegue Marcolin – noi eravamo tutti nello spogliatoio. Nessuno voleva sentire nulla, neanche la radio. Avevamo paura che ascoltando avremmo portato in qualche modo fortuna alla Juventus. Mi ricordo la scena: tutta la squadra seduta, muta, nessuno voleva sapere assolutamente nulla. Ogni tanto entrava qualcuno e tutti si aspettavano che avrebbe portato un cambio di risultato. Pensavamo “vedrai che adesso pareggiano, adesso pareggiano…”. Fu una liberazione: qualcuno da un calcio alla porta e urla “è finita!”. Avevamo paura della delusione, per noi e per i tifosi. Era un gruppo unito in un silenzio di tomba, in quei secondi finali. Nessuno si azzardava a muovere un muscolo. Attimi di speranza e di tensione”.

La Lazio Scudettata spiegata ai ventenni di oggi

Se dovessi raccontare quella Lazio ad un ragazzo di vent’anni? Gli parlerei della testa di questi giocatori, della mentalità. Nesta e Mihajlovic si compensavano; a centrocampo avevamo malizia e cattiveria, oltre alla tecnica debordante di Veron che spesso iniziava terminava l’azione. Esterni bravi nell’uno contro uno, la classe di Mancini e attaccanti che ruotavano sistematicamente. Eriksson – prosegue Marcolin – era il collante, riusciva ad ottenere da tutti qualcosa. Era un innovativo, un moderno. Era uno di noi, uno del gruppo”.