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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Cardone: “Lazio, la chiave è il Taty. Chiaro peggioramento della squadra rispetto al secondo posto di Sarri…” (AUDIO)

GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Molti giocatori della Lazio sono stati esclusi da molte convocazioni in nazionale. Dei giocatori di livello ci sono in questo organico, molto dipenderà da quello che riuscirà a fare in questa stagione Taty Castellanos. E’ lui la chiave di volta per avere un quadro definitivo sulla caratura generale. Certo che, rispetto all’organico del secondo posto di Sarri, le cose sono cambiate in peggio. Basta pensare ai quattro tenori, Milinkovic, Luis Alberto, Immobile e Felipe Anderson.

Se dovessi dire quale è stata la Lazio migliore dell’era Lotito, punterei su quella che senza Covid avrebbe vinto lo scudetto. In quella squadra di Inzaghi, per esempio, c’era anche Lucas Leiva che rispetto a Cataldi, chiaramente, è superiore.

Non è mai stato facile avvicinare i migliori giocatori di Lotito in questi anni. Molto passa dalle sue pretese economiche, oltre che dai rapporti con altri club ed agenti. Poi ci sono anche le etichette che alcuni giocatori hanno avuto. Luis Alberto aveva interperanze caratteriali, ne ha fatte tante e nel calcio il passaparola conta molto”.

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Lazio, dopo la sosta Sarri ha un aiuto in più: i tre assi nella manica

Il tecnico laziale ritrova alcune pedine per la trasferta in casa del Sassuolo: le ultime in casa biancoceleste.

Al netto degli assenti impegnati in Nazionale, Sarri lavora in vista della gara in casa del Sassuolo che ci sarà dopo la sosta. In questo avvio abbiamo visto una Lazio dal doppio volto, che ha fatto male a Como e si è ripresa alla grande in casa contro il Verona.

Una Lazio tutta da capire quindi ma è anche vero che al tecnico sono mancate pedine importanti. Come sottolinea il Corriere della Sera, Sarri ha dovuto fare a meno di giocatori sui quali punta con decisione e che non hanno ancora giocato nemmeno un minuto.

Primo fra tutti, Alessio Romagnoli: lui il leader difensivo, in un sistema di gioco che esalterà più la fase di non possesso che non quella offensiva. La sua assenza (era squalificato nelle prime due giornate) è la più significativa. Tornerà e verrà inizialmente affiancato a Gila, ma potrebbe ritrovarsi a giocare anche con Provstgaard, che sta convincendo lo staff tecnico. Il punto fermo però è proprio Romagnoli.

Dalla parte opposta del campo è mancato Isaksen: l’esterno danese è rimasto fuori oltre un mese per la mononucleosi, ma già dalla gara col Sassuolo (14 settembre, ore 18), sarà a disposizione. Tornato ad allenarsi col gruppo, deve rimettersi in condizione dal punto di vista atletico. Ha una settimana abbondante per farlo e candidarsi per una maglia da titolare. In sua assenza verrà schierato ancora Cancellieri.

A centrocampo, conclude il quotidiano, sta recuperando Vecino, che Sarri conosce dai tempi di Empoli. Può prendere il posto di Dele-Bashiru ed essere il terzo titolare aggiunto che il Comandante ritroverà dopo la sosta.

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Lazio, Tavares in Nazionale, Sarri voleva preservarlo: i timori del tecnico

Chiamato in extremis dal ct del Portogallo, Nuno ha lasciato Formello: il rientro è previsto per mercoledì.

Il Portogallo convoca Nuno Tavares per sostituire l’infortunato Dalot e Sarri intanto da gli scongiuri di rito. Come evidenzia il Corriere dello Sport, L’anno scorso, dalla convocazione di novembre in nazionale, il terzino è tornato ko e da lì è inizia la sua parabola discendente. Mau, si legge, pregustava di allenarlo per tutta la sosta, di preservarlo il più possibile in vista di Sassuolo e derby.

Lo ritroverà la prossima settimana, sperando che il minutaggio sia limitato e che torni integro. Il ct Martinez lo tiene nel giro dei convocati, lo aveva chiamato anche a giugno, salvo tagliarlo alla vigilia della Nations League per scelta tecnica.

Il Portogallo, conclude il quotidiano, giocherà domani contro l’Armenia in trasferta e martedì contro l’Ungheria, sempre fuori. Tavares tornerà mercoledì e da giovedì sarà a disposizione di Sarri.

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Lazio, chiavi a Rovella: la regia di Sarri è sua

Nicolò Rovella ha convinto pienamente Maurizio Sarri, al punto che il mister gli ha affidato le chiavi della Lazio. Padrone in cabina di regia a centrocampo, tutto parte e si muove da lui. Dopo un inizio un po’ stentato, ecco che il rapporto tra i due è definitivamente esploso.

Nicolò Rovella ha convinto Maurizio Sarri, e lo ha fatto integralmente: è sua la regia della Lazio. Il centrocampista biancoceleste, 23 anni, non ha lasciato più dubbi al tecnico toscano. Sia da subentrato a Como che da titolare contro il Verona, il regista della Lazio ha mostrato una qualità superiore, una percentuale di passaggi riusciti impressionante e una padronanza a centrocampo che con Cataldi non si ha.

Il ritorno di Sarri in panchina ha anche rinsaldato il loro rapporto e il legame di Rovella con la Lazio e con il popolo laziale. Ha affermato più volte di sentirsi un tifoso biancoceleste, di sentire questa maglia profondamente e di essersi innamorato di questi colori. Non è stato facile per Rovella adattarsi alle esigenze tattiche del ruolo: percorso in salita quanto costruttivo. Ha preso la posizione che poi ha mantenuto, con diverse funzioni, nel 4-2-3-1 di Baroni. Ha cominciato il Sarri bis con l’imperativo di affinare i suoi compiti, per i quali sembrava più rodato inizialmente Cataldi.

A determinare le scelte però è sempre la qualità, e nel match contro il Verona Rovella ne ha sfoderata a bizzeffe. Padronanza assoluta a centrocampo, ordine e visione di gioco, precisione nelle scelte, passaggi illuminanti, personalità da veterano e carisma da leader: non si può prescindere da lui.

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ESCLUSIVE

‘9 GENNAIO’ – Caravello: “Lazio, il blocco mi ha sconcertato, ora sono meno disfattista. Non pensavo che Lotito…” (AUDIO)

L’agente DANILO CARAVELLO in collegamento a ‘9 GENNAIO 1900’

“Quando sono venuto a conoscenza che la Lazio non avrebbe potuto far mercato, conoscendo la scaltrezza in materia di bilanci di Lotito, ho avuto una prima fase di sconcerto. Non avrei mai pensato che il presidente della Lazio potesse incappare in una situazione del genere. Poi c’è subito la necessità di trovare soluzioni ed opportunità, avere un tecnico come Sarri aiuta. In un secondo momento, dunque, ho iniziato anche a volgere lo sguardo verso possibile elementi positivi che potevano essere colti nella difficoltà.

Il Como è una società in ascesa con una proprietà tra le più solide al mondo, ma in quel caso la Lazio non ha proprio giocato. Cosa che, in parte, ha fatto il Verona all’Olimpico. Dopo la sosta delle nazionali si inizierà a fare sul serio ed a ottobre avremo giù più contezza sul quadro generale.

Neanche sono così certo che alla fine il Como arriverà davanti alla Lazio. Può fare bene senza le pressioni della grande squadra. Vedendo anche le altre, rispetto alla squadra di Sarri non sono così disfattista. Vedo molti tecnici scontenti e quando inizierà l’Europa le cose saranno più complicate”.

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Lazio, calvario finito per Isaksen: ritorno in gruppo e possibile panchina con il Sassuolo

Come riporta il Corriere dello Sport nella sua edizione odierna, per Gustav Isaksen il calvario sembra essere finito. Il danese ieri è stato regolarmente in campo con i compagni e ha partecipato senza problemi alla ripresa di Formello. Con ogni probabilità si rivedrà tra i convocati per la sfida contro il Sassuolo. Ora ha più di una settimana di tempo per dimostrare di poter bruciare le tappe, guadagnare posizione dal punto di vista atletico. Il ritardo rispetto al resto della compagnia è scontato, è verosimile per lui una tabella di marcia graduale con la speranza che nel derby del 21 settembre possa giocarsi una maglia da titolare con Cancellieri e Pedro. Una freccia in più nell’arco del tecnico toscano e l’opportunità per l’ala scandinava di dimostrare sul campo la sua crescita rispetto al primo Sarri. La Lazio ha bisogno di alzare il livello, di rotazioni e di certezze in avanti. Isaksen è tornato, ora inizia davvero la sua stagione.

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‘QUELLI CHE..’ – Mattei: “La Lazio è uscita dal calcio che conta. Lo si evince anche dal calendario…” (AUDIO)

STEFANO MATTEI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Il discorso dei calendari è molto semplice. Tutto viene fatto sulla base del percorso delle squadre che fanno le coppe europee. Questa non è una colpa della Lega calcio, ma della Lazio che non partecipa a quelle competizioni. Se tu esci dal grande calcio che conta poi sei a rimorchio delle altre. Non a caso, la Lazio giocherà le gare alle 20,45 di sabato o domenica solo quando affronterà Juve, Inter e comunque i grandi club. In questo momento la Lazio è uscita dal calcio che conta, bisogna prendere atto della realtà.

Durante la settimana che ha preceduto la partita con il Lecce, la società che tipo di messaggio ha dato alla squadra? E’ stato fatto capire l’importanza di andare in Europa? Baroni era già con la valigia pronta che qualcuno gli ha fatto, per poi far credere che è stato lui a voler andar via”.

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Lazio-Roma a pranzo: il piano sicurezza. E c’è un solo precedente…

Il programma domenicale del 21 settembre da ieri è stato stravolto per i tifosi di Roma e Lazio che si daranno appuntamento all’Olimpico alle 12.30 per il derby della Capitale numero 185. La notizia era nell’aria, ed ha aiutato anche a non calendarizzare troppo la domenica in questione, ieri è diventata ufficiale con la pubblicazione degli anticipi e posticipi delle prossime otto giornate di campionato. Le due squadre si affronteranno quindi nel lunch match (ma chi mangerà tra i tifosi durante un derby?), un orario anomalo e in un certo senso anche intrigante per una partita così sentita. Di certo a seconda del risultato una delle due tifoserie potrà avere tutto il tempo dopo la gara di smaltire l’eventuale delusione, oppure festeggiare tra le vie della Capitale. In caso di pareggio, beh, un pomeriggio in tranquillità e senza squilibri emotivi per tutti quanti. 

La decisione è stata presa dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive in virtù degli incidenti avvenuti lo scorso 13 aprile prima e dopo l’ultimo derby giocato in notturna. Una vera e propria guerriglia tra le tifoserie e le forze dell’ordine che provocò il ferimento di 24 agenti e il malore di un residente della zona Ponte Milvio dopo il lancio dei fumogeni. Ingenti anche i danni a veicoli e locali della zona. Insomma, gli avvertimenti della Questura alle due tifoserie prima della stracittadina non portarono alla quiete sperata. Così il primo provvedimento adottato fu quello di chiudere i settori ospiti di tre partite di campionato: per la Lazio quelle contro Genoa, Empoli e Inter, per la Roma le gare contro Inter, Atalanta e Torino. Inoltre il Viminale annunciò alla Figc che dalla prossima stagione “non sarà più consentito lo svolgimento in orario serale delle partite ad alto rischio, come il derby tra le squadre romane“. E così è stato. Ecco quindi la decisione di anticipare il derby alle 12.30 per garantire la massima sicurezza nel quadrante capitolino e lo schieramento di un migliaio di forze dell’ordine per l’intera giornata, senza quindi problemi di luce.

Il precedente all’ora di pranzo

Sicuramente un derby anomalo ma non da primato. Perché otto anni fa si giocò il primo all’ora di pranzo: era il 30 aprile 2017, la seconda stracittadina senza più le famose (per i tifosi famigerate) barriere all’interno delle curve, e per garantire il massimo controllo e ordine si optò per un derby in tarda mattinata. Nonostante l’allarme per un possibile arrivo di tifosi stranieri gemellati con romanisti e laziali, non ci furono disordini o problematiche nel pre e post partita. E chissà, magari perché tutti optarono per un buon piatto di pasta al sugo piuttosto che cercare gli scontri con la pancia vuota. 

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Lazio, Guendouzi ora ha più libertà: Sarri per i gol punta anche sul centrocampo

Con Sarri aveva collezionato 3 reti, lo scorso anno solo una: il francese vuole migliorare le marcature.

Un centrocampo da sistemare e da far funzionare alla perfezione: Sarri studia i suoi, con la certezza che Guendouzi e Rovella saranno protagonisti ancora. Entrambi infatti domenica contro il Verona hanno fatto bene, dimostrando di essere pronti nuovamente alle richieste del tecnico toscano.

Il centrocampista francese non è un goleador (nella stagione più prolifica è arrivato a 5 gol in 43 partite), ma con Sarri ha sicuramente più libertà di quante ne avesse un anno fa con Baroni. Ed è questo, sottolinea il Corriere della Sera, il più grande paradosso della Lazio 2025-26. Se la squadra, infatti, rispetto alla scorsa stagione è più bloccata, ed è più attenta alla fase difensiva, Guendouzi è l’unico che è molto più libero. Con Baroni era infatti lui a dover garantire l’equilibrio tattico. Con Sarri è invece chiamato a inserirsi di più.

D’altronde, da quando è arrivato in A con l’Empoli, si legge, il Comandante ha sempre avuto un ottimo contributo dai centrocampisti che aveva in squadra: Saponara segnò 7 gol, nel 2015-16, a Napoli, Hamsik ne fece 6, Allan 3. Un anno dopo Hamsik arrivò addirittura a quota 12, con il suo compagno di reparto Zielinski che ne realizzò altri 5. Simile la storia con la Lazio: nel 2021-22 Milinkovic in campionato segnò 11 volte, Luis Alberto 5. Giocatori come Hamsik, Milinkovic e Saponara hanno vissuto con Sarri il miglior campionato della carriera.

Proprio questo l’obiettivo per Guendouzi. Il centrocampo deve garantire più gol e il francese ne può trarre beneficio anche in ottica nazionale (è stato escluso dalle ultime convocazioni). Contro il Como l’unico tiro in porta della partita è stato suo, conclude il quotidiano, col Verona ha sbloccato il risultato. Ha già pareggiato le reti di tutta la scorsa stagione (quando, Coppe comprese, giocò 48 volte), nel 2023-24, sempre con Sarri, aveva chiuso a quota 3.

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Lazio, Sarri per valorizzare il mercato fatto a Baroni: nuova vita per Provstgaard e Belahyane

Si sa che la Lazio non ha potuto operare sul mercato, e che quindi gli eventuali rinforzi sarebbero potuti arrivare soltanto dall’interno dello spogliatoio. Questo è proprio il caso di Belahyane e Provstgaard, arrivati a gennaio del 2025 e oscurati nella passata stagione. Ora, con Sarri, stanno conoscendo la stagione del rilancio.

Arrivati nel mercato di gennaio della scorsa stagione, Belahyane e Provstgaard non hanno trovato granché spazio con Baroni. La Lazio li ha aspettati però, li ha affidati in mani esperte e sagge come quelle di Sarri e ora, a distanza di mesi, rappresentano i due principali rinforzi per i biancocelesti in questo avvio di campionato.

Come riporta la Gazzetta dello Sport, il danese sembra essere diventato un pilastro della nuova difesa sarriana. Fin da subito il tecnico toscano ha tessuto le lodi del giovane centrale di difesa, riconoscendogli grande professionalità e applicazione negli allenamenti. Oliver è un gigante, alto 194 cm, forte nel gioco aereo e intelligente nelle marcature. Il mister lo ha rodato nel precampionato ed è stato tra i pochissimi a non affondare nella disfatta di Como. Ora rientra Romagnoli, ma se continua su questi livelli non sarà semplice togliergli la maglia della titolarità.

Per quanto riguarda Belahyane, invece, il marocchino rappresenta un vero e proprio jolly per la mediana biancoceleste. Dopo un problema alla caviglia, ecco che ha fatto il suo ritorno con il Verona giocando uno spezzone nella sfida contro gli scaligeri. Sarri ci sta lavorando, a livello di inserimenti non è male e ha un buon tocco della palla: i margini di crescita ci sono tutti.