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ESCLUSIVE

‘SVB’ – Rambaudi: “Massima cautela con Cataldi, Rovella potrebbe essere pronto per la finale” (AUDIO)

ROBERTO RAMBAUDI in collegamento a ‘SVB’

“Le gare come quelle di ieri sono un spot per il calcio. C’è intensità, qualità. Niente a che vedere con i noiosi 0-0. Le squadre giocavano, non speculavano, cercavano la vittoria.

Rovella è importate che riveda il campo in queste uscite, poi magari potrà dare una mano in finale anche se non per tutta la partita.

Cataldi? Riposo, terapie e stretching. Facendo un certo tipo di gestione magari potrà esserci in finale Ho sofferto di pubalgia, so cosa significhi essere condizionato dal dolore; quando giochi lo avverti meno, ma durante lo stop dell’intervallo era una sofferenza”.

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COPPA ITALIA TIFOSI

Lazio, finale mania: oltre 20mila biglietti in poche ore, Nord sold out

Come riporta il CdS nella sua edizione odierna, sono stati già venduti più di 20mila biglietti per la finale di Coppa Italia tra Lazio e Inter, in programma allo Stadio Olimpico di Roma il 13 maggio alle 21:00. Caccia al biglietto continua, più di 40mila persone collegate contemporaneamente online e in lista d’attesa. L’obiettivo è uno: esserci e derogare per una sera alla contestazione. Alle 15, appena un’ora dopo l’apertura delle vendite, erano già 7mila i tagliandi venduti.

Intorno alle 18, invece, il dato si è impennato e ha raggiunto le 13mila presenze fino a sfiorare le 20mila in tarda serata. Una crescita costante, continua; ricordiamo che la prelazione terminerà alle 23:59 del 3 maggio. Gli abbonati biancocelesti sono 29.918, l’obiettivo è portarli tutti allo stadio, e le condizioni ci sono. Per questa partita tutto è derogato, tutto è rimandato: la Curva Nord è già sold-out, l’appello di Sarri ha avuto risposta e l’Olimpico – per una sera – tornerà a ruggire.

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ESCLUSIVE

‘QUELLI CHE…’ – Marchetti: “Lazio inferiore all’Inter, ma è gara secca. Motta non mi aveva convinto, poi ho capito che…”

FEDERICO MARCHETTI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Il 2013? Un’ annata un po’ diversa rispetto a quella attuale. Eravamo partiti benissimo e a fine dicembre eravamo addirittura secondi in classifica, dietro la Juventus. Poi abbiamo avuto una flessione, anche a causa dei tanti infortuni. Eravamo comunque arrivati a disputare un quarto di finale di Europa League contro il Fenerbahçe. Poi siamo usciti e, avendo perso terreno in campionato, abbiamo puntato tutto sulla Coppa Italia, riuscendo a raggiungere la finale contro la Roma.

La mia esperienza in biancoceleste? Di giocatori forti nella mia Lazio ce n’erano diversi. Poi, comunque, eravamo un grande gruppo e questo ha fatto la differenza. Andavamo tutti d’accordo, eravamo uniti e questo ci ha dato una grande mano per affrontare la finale contro la Roma nel migliore dei modi. Era un derby unico: non era mai accaduto nella storia che un derby valesse un trofeo.

Alla fine di quella stagione l’Arsenal aveva sondato il terreno e credo anche che una sorta di offerta fosse arrivata, ma poi non se ne fece nulla. In Italia, invece, anche a causa delle cifre elevate richieste dal presidente Lotito, non si aprì mai una possibilità concreta.

Idolo? Quando giocavo era Buffon, fonte d’ispirazione per tanti ragazzi della mia generazione. Da piccolo, invece, ammiravo Giuseppe Taglialatela, portiere del Napoli di quegli anni. Mi piaceva molto il suo stile: era molto forte, un para rigori, oltre a essere un autentico leader, con grande personalità.

La mia parata in semifinale di Coppa Italia contro la Juventus? C’è stata questa ripartenza e, su una nostra uscita sbagliata, la Juve ha trovato l’imbucata, con Giovinco che si è ritrovato di fronte alla porta. Sono stato bravo a restare fermo e a non anticipare l’uscita. Ho avuto un riflesso importante e fortunatamente sono riuscito a respingere. Poi, sulla respinta, è arrivato Marchisio, che non è stato pronto a fare il tap-in e, nella frenesia, ha calciato fuori. È un episodio che ancora mi emoziona e mi mette i brividi. La parata su Totti in finale, con il pallone che poi è andato sulla traversa, ha salvato il risultato, ma non è stato un intervento particolarmente bello: non ci sono paragoni con quello fatto su Giovinco in semifinale. La Juventus, a quei tempi, era una schiacciasassi: nella semifinale d’andata avevamo sofferto tantissimo e, a mio parere, sono stato ancor più decisivo lì che in quella di ritorno, anche se tutti ricordano quest’ultima per quella parata nel finale.

A me piaceva avere le scarpe strette. Quando si rientrava dall’intervallo, le tenevo morbide perché volevo stringerle una volta rientrato in campo. Tuttavia, spesso gli arbitri non si accorgevano che non avessi ancora i guanti e davano il via al secondo tempo. A volte mi è capitato di dover intervenire con un solo guanto indossato.

Gioco con i piedi? Per la verità, io nasco attaccante. Mio fratello, però, essendo più grande di me, mi faceva giocare in porta. Un giorno pioveva e mancavano i portieri: l’allenatore della squadra in cui giocavo allora, sapendo che giocassi tra i pali con mio fratello, mi schierò in porta e da lì non sono più uscito. Tuttavia, ero abile con i piedi, tant’è che, poco prima che il Torino mi rilevasse dalla squadra del mio paese, tiravo anche le punizioni. Ad ogni modo, quando giocavo io il portiere non era coinvolto in fase di costruzione, quindi piano piano ho trascurato le mie abilità con i piedi.

Finale contro l’Inter? È una partita secca e questo è a vantaggio della Lazio. I biancocelesti sono sicuramente inferiore all’Inter, ma poi la partita va giocata. Bisogna arrivare con tutti gli effettivi al meglio, senza infortuni, e sfruttare anche il fatto di giocare in casa, a Roma.

Motta con il Sassuolo non mi aveva entusiasmato: aveva fatto un paio di interventi, ma nella gestione complessiva non mi aveva dato grande fiducia. Poi, rivedendolo contro il Milan, ho visto un altro giocatore. Questa cosa mi ha impressionato, perché mi ha fatto pensare che sia uno che ha bisogno del grande palcoscenico per dare il meglio di sé. Da lì ha dato continuità di prestazioni, fino ad arrivare alla semifinale di ritorno di Coppa Italia contro l’Atalanta. Con la Dea l’ho visto meno sereno del solito con i piedi, ma poi è arrivata la parata incredibile nel recupero su Scamacca e, infine, i rigori, in cui è stato davvero miracoloso, facendo qualcosa di epico. Conosco la piazza: le cose cambiano davvero in fretta. Lui deve restare sereno, lavorare, ma anche godersi appieno il momento e fare quello che sa fare. È bravo, ha 21 anni e ha dimostrato di saper reggere la pressione. Spero che ci faccia vincere la Coppa Italia”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Mattei: “Le squadre si migliorano cedendo chi non serve e confermando i migliori, nella Lazio avviene il contrario” (AUDIO)

STEFANO MATTEI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Lazio-Udinese? Partita tra due squadre senza obiettivi, quindi regnava la leggerezza. Il pubblico si è divertito col 3-3. Che poi pubblico si fa per dire, visto che lo stadio è sempre più vuoto ma il presidente Lotito neanche ne parla.

Le squadre si migliorano cedendo chi non serve e confermando i migliori, nella Lazio avviene il contrario perché c’è bisogno di fare cassa. Guendouzi e Castellanos non è che non servivano a questa Lazio, ma le loro cessioni servivano per tamponare il buco economico che si stava creando.

La Lazio invece di andare avanti, va indietro. Solo con la vittoria della Coppa Italia si può dare un senso alla stagione. Il solo fatto di andare in finale non serve a niente.

La coppia centrale è la forza del reparto, se non di tutta la squadra. Perdere Gila e Romagnoli sarebbe un errore”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE …’ – Cardone: “Fondamentale Romagnoli per come sta incidendo. Futuro? Diverse valutazioni da fare, anche sul centravanti” (AUDIO)

GIULIO CARDONE in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Peccato per non aver accorciato ulteriormente sull’Atalanta, ma il pari ci sta. Serata incredibile, con un finale molto acceso.

Da capire meglio le condizioni di Cataldi che ieri non ha giocato per sintomi influenzali ma alla vigilia era in campo per l’allenamento. Sarri stesso ha detto che recupererà Gila e Zaccagni ma su Cataldi non ha dato certezze. So che è alle prese con un affaticamento, ma niente di preoccupante. A Bergamo è entrato in un momento delicato, quindi stava bene anche perché ha pure calciato il rigore. Al momento comunque il centrocampo è Basic, Patric e Taylor.

Sarri aveva ragione quando a gennaio diceva che senza Romagnoli sarebbe stata un’altra Lazio. Immaginare un Lazio, per come sta incidendo, senza Romagnoli sarebbe complicato.

Il mercato si programma prima, magari la qualificazione in Champions può spostare i piani, ma non la Coppa Italia. Delle valutazioni vanno fatte, la programmazione è fondamentale. In alcuni ruoli devi investire: la questione centravanti va chiarita, con Ratkov cosa si vuole fare?”.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Zaccagni e Gila presto in gruppo. Da monitorare le condizioni di Cataldi

Sarri ha dato gli ultimi aggiornamenti sull’infermeria biancoceleste.

Ieri tra i convocati di Sarri altre due assenze importanti, quella di Zaccagni e quella di Cataldi, che si sono unite a quella già certa di Gila, che a Bergamo aveva lasciato il campo anzitempo per acciacchi fisici. Come riporta il Corriere dello Sport, Sarri conta di recuperare nella prossima settimana più giocatori possibili.

Nonostante il comunicato su Cataldi in cui si parlava di influenza, l’allenatore nel post-partita ha lasciato intendere che il regista soffre di altri problemi, mettendolo in dubbio per la finale. Su Zaccagni (affaticamento muscolare) e Gila (ematoma in una caviglia), invece, ha rassicurato dicendo che recupereranno nel giro di pochi giorni.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, un gol per il rilancio: il sigillo di Maldini vale doppio

Ieri ha riassaggiato il campo e ha risposto con una zampata all’ultimo respiro da rapace dell’area di rigore.

Un gol per rilanciarsi a livello personale e per evitare alla Lazio di uscire sconfitta all’Olimpico. Ha una doppia valenza il sigillo di Daniel Maldini al 95′, dopo essere stato lanciato da Sarri nel quarto d’ora finale. Il progetto di attaccante sul quale sta lavorando da gennaio l’allenatore, evidenzia il Corriere dello Sport, ha dato una risposta importante che aprirà a nuovi ragionamenti tecnici nei prossimi giorni. Già, perché negli ultimi tempi, complice anche la tendinopatia cronica che lo ha tormentato, si è visto sorpassare nelle gerarchie da Noslin e Dia. È rimasto ai box con la Fiorentina, poi in panchina con Napoli e Atalanta. Ieri ha riassaggiato il campo e ha risposto con una zampata all’ultimo respiro da rapace dell’area di rigore.

Un gol che ha permesso alla squadra biancoceleste di uscirecon un pareggio dalla sfida con l’Udinese e anche di ritrovare la rete di un centravanti come, si legge, non accadeva dal 9 marzo, quando era stato ancora l’ex Atalanta a segnare (in quel caso contro il Sassuolo) partendo da riferimento centrale offensivo. Con i neroverdi, però, aveva timbrato il cartellino in apertura di match e non in extremis. Quello era stato il suo primo timbro da laziale, ieri è arrivato il secondo (sempre giocando in casa). Una lunga assenza di marcature da parte degli attaccanti che ha pesato nell’economia del gioco di Sarri, che nelle ultime partite si è affidato più che altro alle intuizioni delle mezzali e dei difensori.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Pedro campione infinito: nessuno come lui dalla panchina

Entra e segna, con il solito colpo da campione.

I colpi talentuosi non invecchiano e non finiscono mai. Classe pura, non avrà più la condizione di un tempo, ma quei piedi continuano a parlare internazionale. La lingua del calcio. Tiro a giro perfetto, pallone all’incrocio. Okoye si è allungato slogandosi quasi un braccio, nel tentativo di arrivarci. Il tuffo del portiere non è servito
a nulla, talmente precisa è stata la traiettoria dal limite dell’area di rigore. Pedrito ha raccolto l’invito di Basic, non ci ha pensato un attimo: aveva già in testa come coordinarsi, dove infilarla. Nessuno, riporta il Corriere dello Sport, come lo spagnolo dalla panchina: dal suo arrivo in Serie A (2020/21) nessuno ha segnato più reti subentrando dalla panchina, 17 come Lautaro. Sale così a 4 gol in campionato, tra gennaio e febbraio aveva punito in ordine Fiorentina, Genoa e Juventus.

Manca un mese, conclude il quotidiano, alla fine della stagione e dell’avventura a Roma, soltanto le 5 partite rimaste (4 di campionato e la finale di Coppa Italia) diranno se quello di ieri sarà stato il suo ultimo gol con la Lazio. Gli era rimasta in canna la soddisfazione personale: contro l’Atalanta avrebbe calciato il quinto rigore, non ci fosse stato il quarto penalty murato da Motta. Il tiro di Pedro non meritava una serata con un ko di squadra. Ci ha rimesso lo zampino nel recupero per non farsi cancellare – nemmeno parzialmente – la felicità per la rete ritrovata.

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ESCLUSIVE

‘SVB’ – Lazio-Udinese, Rambaudi: “Importante la reazione. Pedro? Attore protagonista, anche quando non è in campo” (AUDIO)

ROBERTO RAMBAUDI in collegamento a ‘SVB’

“Primo tempo non bello, poi è stata una gara in cui le motivazioni dovevano venire giocando. Mi prendo la reazione nel ribaltare il risultato, nel non mollare e la prova di alcuni giocatori che hanno fatto vedere qualcosa. Tutto questo deve servire ad essere al top tra due settimane. Poi è entrato quel giocatore classe 2008 (Pedro, ndr).

Atta ottimo giocatore, può arrivare in un top club e affermarsi. Ha i libri, ora deve studiare. Bisogna vedere anche com’è lui, a me sembra abbia fame.

Bene anche la prestazione di Isaksen, da non sottovalutare. Ci sono diverse cose positive. La Lazio è venuta fuori alla lunga? Credo sia più un fatto mentale che fisico.

In campionato non hai più obiettivi ma l’obiettivo è stato non perdere e questo è importante.

Pedro deve essere sempre un attore protagonista, anche quando non gioca. Lui in campo ti permette di arrivare alla finale in una certa maniera, anche grazie alla sua leadership”.

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DICHIARAZIONI

Lazio, Noslin: “Falsa partenza dopo la fatica di Bergamo. Due punti persi”

Tijjani Noslin, al termine di Lazio-Udinese, è intervenuto nella conferenza stampa del postpartita per analizzare la sfida dell’Olimpico contro i friulani: ecco le parole del calciatore biancoceleste.

“Fatica fisica? Si, la partita con l’Atalanta dove abbiamo giocato 120 minuti coi rigori è stata molto dura anche mentalmente. Abbiamo fatto molto bene in quella partita, poi abbiamo avuto solo due giorni di recupero. Non abbiamo iniziato bene, ma nel secondo tempo abbiamo reagito alla grande”.

Sulla partita

“Per me abbiamo perso due punti, dopo il 2-1 dovevamo chiudere la partita. L’Udinese ha avuto il merito di segnare due gol in cinque minuti, siamo stati bravi a reagire nel finale e pareggiarla. Per noi però sono sicuramente due punti persi”.