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ESCLUSIVE

‘NMM’ – Gregucci su Baroni: “Che sia un mercato di qualità. Non proseguire con lui sarebbe un peccato, ma…” (AUDIO)

Angelo Gregucci in collegamento a ‘NMM’

Baroni? Aspettiamo la fine della stagione. Se è in linea con i progetti del club, resterà. Se ci dovessero essere discrepanze, meglio separarsi. La direzione deve essere una soltanto. Baroni adesso ha una conoscenza della rosa più profonda e sicuramente ha chiaro il quadro di quanto margine di crescita ci sia per i giovani. E’ lui che deve darti le linee guida, sotto questo aspetto. Se la società se lo aspettava più ‘malleabile’? Se fosse così e se questo dovesse generare incomprensioni o visioni diverse sul futuro, come sopra, meglio lasciarsi. Sarebbe un peccato anche perché questa stagione è stata importante per Baroni, proprio per calarsi nella parte qui a Roma“.

Per me il mercato deve essere all’insegna della qualità, pochi ma buoni se necessario. Non vedo fenomeni fra quelli presi la scorsa estate, ma magari qualcuno può esplorare margini di crescita. In difesa mi prenderei Leoni del Parma, ha grande prospettiva e dati atletici di primo livello. Gila? Per me Tare ha un debole per lui, vedremo se il Milan farà un’offerta. Un ruolo in cui investire per la Lazio? Penso che debba cercare un giocatore come Julian Alvarez. Castellanos? E’ uno che in area ci sa stare, anche se non è una sentenza davanti alla porta. Si difende bene nel gioco aereo, ma al suo fianco per me ha bisogno di un giocatore veramente molto forte tecnicamente. Quel calciatore che alza il livello”.

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ESCLUSIVE

Lazio-Lecce, De Angelis: “Massimo Maestrelli in Curva Maestrelli” (VD)

“Massimo Maestrelli per la prima volta in Curva Maestrelli in Lazio-Lecce”: la bella e romantica notizia arriva da Guido De Angelis nel corso della trasmissione ‘Quelli che hanno portato il calcio a Roma” di questa mattina. Ecco il video:

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FORMELLO

FORMELLO – Lazio, gruppo quasi al completo per Baroni: Tavares e Dia ok per il Lecce

A Formello va in scena la penultima antivigilia della stagione. La Lazio affronterà il Lecce domenica alle 20.45 all’Olimpico, domani alle 16.30 invece, è prevista la rifinitura. Oggi Baroni riaccoglie in gruppo Pellegrini, Tavares e Dia. Praticamente il gruppo al completo, eccezion fatta per Vecino (oggi differenziato), oltre a Lazzari e Patric. Verosimilmente il tecnico fiorentino si affiderà ai migliori per chiudere con una vittoria davanti al suo pubblico la stagione. Mandas fra i pali, con Gila e Romagnoli davanti. La settimana di lavoro svolta da Tavares lo dovrebbe portare a scendere in campo dal 1′, esattamente come Marusic dal lato opposto, in luogo di Hysaj che partirà dalla panchina.

Rovella e Guendouzi mai in discussione, così come Zaccagni che si riprenderà la fascia sinistra, oltre a quella di capitano. Castellanos guiderà l’attacco, ma i dubbi sono sempre per due ruoli alle sue spalle. Ad oggi Pedro sembra avere qualche possibilità in più rispetto a Isaksen di partire dal 1′, ma niente è scontato. Il danese non sta attraversando un periodo di grande forma ed è reduce da un fastidio muscolare accusato la settimana scorsa. Nel ruolo di trequartista Dia sembra sempre il favorito: appare remota la possibilità di vedere Vecino come contro l’Inter, esattamente come quella di vederci Pedro, con Isaksen a destra.

Noslin e Tchaouna sono praticamente spariti dai radar in quest’ultima parte di stagione. Nessuno dei due è mai entrato nelle ultime tre partite, addirittura Tchaouna, ha collezionato 5 panchine nelle ultime 6 sfide, con soli 19′ giocati contro il Parma. Segnale chiaro da parte di Marco Baroni, una scelta – quella di privilegiare l’esperienza e la qualità dei più affidabili – per raggiungere un piazzamento europeo.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Agostinelli: “Lazio, serve un vero ’10’. Baroni? Oggi dietro solo a quattro allenatori…” (AUDIO)

ANDREA AGOSTINELLI in collegamento a ‘NMM’

Baroni ad oggi dietro Conte, Inzaghi, Gasperini e Italiano in una potenziale griglia di fine anno. La Lazio domenica deve essere estremamente motivata, esattamente come lo sarà il Lecce. I salentini giocheranno con la forza della disperazione, dovessero subire un gol sarebbe molto dura a livello emotivo rimanere in partita. Sulla carta l’Empoli ha la partita più semplice in ottica salvezza. Ramadani, centrocampista del Lecce, è un ragazzo splendido che ho lanciato io. Se Giampaolo dovesse salvarsi, dovrebbe molto a questo giocatore e a quel gran gol di settimana scorsa contro il Torino. E’ uno che c’è sempre, calciatore solido. Corvino ha fatto un bel colpo”.

“La Lazio ha bisogno di un numero 10, ne sono convinto. Vecino lo confermerei per un’altra stagione. Difficile migliorare la coppia Rovella-Guendouzi, ci vorrebbe un budget troppo alto. Belahyane? Buon giocatore, ma non mi pare ci sia grande fiducia da parte di Baroni. E’ difficile si cambi idea su questo, io pensavo gli desse più spazio. Avrà sicuramente le sue ragioni il tecnico, ma le caratteristiche del centrocampista sono interessanti. Se non ci punti allora c’è bisogno di un giocatore da prendere al suo posto, magari con caratteristiche più simili a Rovella o a quelle di Guendouzi. In estrema sintesi, la Lazio ha bisogno di centrocampisti che tirino fuori gol e assist”.

“Nella Lazio della prossima stagione, Marusic, Dia e Isaksen per me possono rimanere in rosa, ma non come titolari fissi. Sono questi tre i ruoli in cui si può migliorare per alzare la qualità media della Lazio. Krstovic? A me piace tanto, ma se dovessi paragonarlo a Castellanos allora, mi terrei il Taty. A me piace molto anche Castro del Bologna, mi sembra abbia davanti a sé un futuro importante. Può diventare davvero molto forte”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Mattei: “Gila è l’ultimo da ‘sacrificare’. Mercato? Il problema non è chi parte, ma…” (AUDIO)

STAFANO MATTEI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Qualcuno ci deve spiegare perché la Lazio deve vendere un ‘gioiello’ se non due. Inoltre, il problema alla Lazio non è stato mai chi partiva, ma chi arrivava. Terzo: il 50% dei soldi di Gila andranno al Real, quindi l’ultimo dei gioielli da sacrificare è lui.

Scudetto? Credo sia stato assegnato nell’ultimo turno. Domenica invece dovremo avere le radioline accese, un risultato può cambiare tutti gli scenari.

Tranne Dia e Gigot, il mercato di quest’anno ha aiutato poco. Se qualcuno vuole mettere in discussione Baroni lo faccia pure, nessuno è perfetto, ma con la squadra che ha e con il materiale tecnico a disposizione ha fatto bene”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Cardone: “Interesse del Nottingham, ma Zac vuole restare. Ancora nessuna richiesta per Tavares e Su Baroni…” (AUDIO)

GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Quelle di Gila e Zaccagni sono situazioni molto diverse. Il Nottingham Forest ha un interesse nei confronti del capitano della Lazio, ma lui vuole restare in biancoceleste dopo la scelta di vita che ha fatto nella scorsa stagione. E’ un interesse, non ancora un’offerta ufficiale, per una valutazione di circa 35 milioni di sterline. Sarebbe una valutazione molto importante, ma in virtù della volontà del calciatore non credo che si procederà ulteriormente. Va sottolineato, però, che allo stato attuale è solo una voce di interesse che arriva dall’Inghilterra.

Queste situazioni, gli incastri tra uscite ed entrate, sono anche una prova per il direttore sportivo Angelo Fabiani. Per lui il prossimo sarà solo il terzo mercato. Rovella e Guendouzi sono stati acquisti assolutamente indovinati, la sua prima sessione fu positiva. Le successive non del tutto.

Tavares? Saranno il mercato e l’offerte che arriveranno che decideranno il suo futuro. In questo momento non mi risultano richieste per lui. I problemi fisici, in tal senso, influiscono. Nonostante tutti i problemi, i sette infortuni, è stato subito convocato dalla nazionale portoghese. Questo fa capire l’importanza del giocatore.

Baroni? Non credo sia giusto andare avanti con un tecnico a scadenza di contratto. O si rinnova fino al 2027 o ci si separa. Rispetto a qualche tempo fa, Baroni si presenterà all’incontro con la Lazio con un potere contrattuale superiore visto l’interesse di alcuni club. C’ha pensato sicuramente la Fiorentina, mentre ‘Il Mattino’ ha scritto di un interesse da parte del Napoli. E’ un po’ un domino, c’è Allegri in ballo sia per il Napoli che per il Milan”.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, la sfida contro il Lecce potrebbe essere l’ultima in biancoceleste per diversi calciatori: il quadro completo

L’ultima gara casalinga della Lazio potrebbe essere anche l’ultima partita in biancoceleste per diversi protagonisti della rosa di Baroni.

The last dance. La sfida col Lecce, riporta Il Messaggero, può essere l’ultimo ballo per tanti protagonisti, vecchi e nuovi, di questa Lazio. Mandas ormai si è preso la porta e Provedel vuole giocare, ma saluterà solo per destinazioni di suo gradimento. Tavares è stato riscattato per 5 milioni dall’Arsenal (che vanta ancora il 40%), ma è sul mercato come Luca Pellegrini e Hysaj (pesano rispettivamente 2,4 e 2,8 milioni d’ingaggio). Marusic ha un’opzione sino al 2026, ma la Fiorentina lo sta corteggiando. Romagnoli è in trattativa per il rinnovo, ma andrà via se non sarà accontentato, anche perché in Arabia sono pronti a ricoprirlo d’oro: Lotito può al massimo spalmargli l’adeguamento per un altro triennio.

Gila, si legge ancora sul quotidiano, vuole fare il salto: ci sono Inter, Juventus e City, ma non il Real che detiene il 50%. Rovella non vuole muoversi, ma restano le pressioni di Aston Villa e Liverpool. Guendouzi piace invece al Newcastle e ha messo in dubbio la sua permanenza con la Conference (guadagna già 2,5 milioni, c’entra poco il contratto). Vecino è in scadenza, corteggiato da Betis, Benfica e Como: la sua conferma biancoceleste resta in bilico.

La prossima settimana, infine, verrà offerto invece a Pedro il rinnovo per un altro anno. Zaccagni ha fatto una scelta di vita, difficile possa cedere alla corte del Nottinham Forest, che metterebbe però 30-35 milioni sul tavolo. Il club inglese è anche sulle tracce del Taty Castellanos, insieme a West Ham, Everton e Wolverhampton.

Impossibile cedere Noslin, senza fare una clamorosa minusvalenza a bilancio. Tchaouna può invece finire al Psv per 15 milioni. Ibrahimovic non verrà riscatto per 8 milioni dal Bayern Monaco. Belahyane è stato un investimento d’inverno e andrà valorizzato.

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CALCIOMERCATO RASSEGNA STAMPA

Lazio, difesa in bilico: Romagnoli aspetta, prime sirene per Gila, Gigot va riscattato. Occasione Faes

Romagnoli aspetta le mosse della Lazio, si è sentito scaricato e riaccolto, valuterà l’offerta del rinnovo che è stata preannunciata ai suoi manager, tiene aperto ogni scenario. Per Gila arrivano le prime sirene. Il riscatto di Gigot è obbligatorio: 500 mila per il prestito più 3,2 milioni per l’acquisto definitivo, legato a premi. Patric si è operato, ha iniziato il recupero e conta di restare. Il futuro, per la Lazio, è Provstgaard, ma ha ancora 21 anni. Se partirà Gila, solo il danese sarà under 25, tutti gli altri over 30. E’ per questo che il club da tempo progetta il ringiovanimento del reparto. Per ogni cessione ci sarà un acquisto, è il minimo. Perdere in un colpo Romagnoli e Gila sarebbe una doppia botta. Riuscire a ripartire con Romagnoli limiterebbe l’indebolimento della difesa e aiuterebbe la ricostruzione.  

L’occasione Faes per la Lazio: la mossa

E’ da gennaio che il diesse Fabiani studia il mercato dei difensori centrali con i suoi 007. La caccia all’occasione aveva portato a valutare l’acquisto di Wout Faes, 27 anni, centrale belga del Leicester. Il club è retrocesso in Championship, l’occasione si è concretizzata. Faes avrebbe una clausola e sarebbe scattata con la retrocessione: costo 10 milioni. A queste cifre è da considerare un acquisto in saldo. Ha un profilo internazionale: 118 presenze in Premier, 77 in Ligue 1 con il Reims, 26 presenze con il Belgio. Il salto l’aveva compiuto partendo dall’Ostenda, prima ancora gli inizi nell’Anderlecht e un paio di prestiti. A 20 anni era molto quotato, anche quando ha iniziato a giocare in Francia. Nel 2022 era stato vicino al Chelsea. Poi ha vissuto qualche stagione insoddisfacente. Piaceva molto a gennaio e oggi che il prezzo è sceso può piacere ancora di più. Un ostacolo può essere rappresentato dall’ingaggio, in Premier in media sono alti, superano i 3 milioni. Lotito e Fabiani potrebbero giocare sulla formula, spalmando la cifra e riconoscendo un accordo quinquennale. A dieci milioni è un giocatore invitante per tanti.

Gli altri nomi per la difesa

A gennaio c’era stato un sondaggio per avere in prestito Mosquera del Valencia, gigante di 1,91, tra i migliori giovani della Liga. Ha una valutazione di 20 milioni, ora è inarrivabile. Per lui si sta scatenando un’asta vera, in pole viene dato il Lipsia. Dalla Svizzera rilanciano spesso il nome di Albian Hajdari, difensore centrale del Lugano, ha 22 anni, è svizzero, ha origini kosovare. Piede sinistro, ha una valutazione di 10 milioni. E’ mancino anche Valentin Gomez del Velez, stessa quotazione. E’ in scadenza a dicembre 2026, tra un anno e mezzo. E’ alto 1,81, ha passaporto spagnolo, un vantaggio per tesserarlo da comunitario. Era stato vicinissimo all’Udinese nel mercato invernale, l’acquisto sembrava fatto. S’era sottoposto alle visite mediche, poi lo stop. Gomez aveva una clausola di “buyout” per uscire, si sarebbe dovuto trasferire da svincolato a Udine. La clausola era di nove milioni di euro. Il suo cartellino appartiene a un fondo, avrebbe dovuto far scattare l’opzione. Non è stato fatto e il giocatore è rimasto al Velez. 

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Mandas: “Essere qui è un sogno. Pedro, Peruzzi, futuro e Ioannidis: vi dico tutto”

Da secondo a titolare inamovibile: Chrīstos Mandas si gode il momento e punta a finire bene la stagione con la sua Lazio. Il portiere greco si è raccontato a Il Tempo.


Iniziamo subito rispondendo a chi sostiene che lei sia troppo basso per essere un portiere di grande livello: ci dice la sua altezza reale?
«Sono alto tra 187 e 188, però la cosa importante sono le braccia. Sono quelle che fanno la differenza».
In che senso?
«Quando allungo le braccia raggiungo l’estensione di chi è parecchio più alto di me. L’ho fatto con un compagno di squadra che era alto 194 cm e alla fine eravamo uguali».
E poi l’altezza l’aiuta per essere più reattivo e agile…
«Il mio lavoro è proprio questo, cercare di sopperire a un limite fisico con la velocità e il fatto di essere più scattante. L’unico aspetto è relativo alle uscite, devo sempre prendere bene le misure».
Su cosa si sente di dover migliorare ancora?
«Sicuramente nel giocare con i piedi. Prima di venire alla Lazio non era così richiesto, mentre qui è fondamentale».
Che cosa differenzia Sarri da Baroni?
«Sarri voleva sempre un gioco corto, anche quando la squadra avversaria veniva molto alta. Con Baroni magari proviamo di più la palla lunga sull’attaccante, ma per entrambi la costruzione del portiere è molto importante».
In questo anche Provedel l’ha aiutata?
«Con lui ho un bellissimo rapporto ma la mia crescita è merito dei preparatori e di Baroni».
Molte persone paragonano il suo stile a quello di una leggenda come Peruzzi. C’è qualche similitudine?
«Sono giovane quindi ho visto poco di Peruzzi, ma so perfettamente quanto sia stato importante per la Lazio. Anche lui come me non era altissimo, ma aveva una cattiveria e una concentrazione incredibili. È sicuramente un modello».
A proposito di modelli, qual è il suo prototipo di portiere?
«Non ce n’è uno nello specifico. Cerco di rubare un po’ da tutti: ho studiato molto Buffon e Casillas, mentre per quanto riguarda le uscite mi piaceva molto Handanovic. Però il mio idolo non è un portiere».
Si spieghi meglio.
«Il mio idolo è Pedro. Vederlo giocare è uno spettacolo, soprattutto in allenamento. Io cerco sempre di infilarmi nella squadra dove c’è lui perché alla fine vince sempre. È veramente un fenomeno».
Che cosa vuol dire per lei essere il portiere della Lazio?
«È un sogno. Quando giocavo in Grecia avevo un preparatore dei portieri italiano e gli dicevo sempre: “io vorrei giocare in Serie A”. Quindi quando è arrivata la Lazio non ci credevo, ero troppo felice».
E da poco ha anche rinnovato il contratto fino al 2029…
«Naturalmente sono anche contento di questo, così posso essere anche più tranquillo. Io, ma anche la mia famiglia, che ogni volta che può mi viene a trovare a Roma. Sento la fiducia della società».
Pochi giorni fa Rovella, che è 2001 come lei, ha detto di voler rimanere per sempre alla Lazio. A sentirla parlare sembra che sia lo stesso per lei.
«Io qui sono molto felice, anche per me vale lo stesso discorso di Rove. Penso che sia per tutti i ragazzi che sono qui. Il centro sportivo è bello, lo stadio è bello, i tifosi sono belli, la pensiamo tutti così. Perché dovremmo voler andare via? Siamo in un grande club».
Però in estate era arrivata una chiamata dal Manchester City…
«Quello fa piacere, è normale. Se arriva l’occasione della vita è giusto fare le proprie valutazioni, ma io non sono più in una società piccola, quindi anche se dovesse arrivare la chiamata di un top club, il mio primo pensiero non sarebbe quello di andare via. La valuterei sapendo che qui sto benissimo, che la società ha un progetto per me e che mi ha fatto rinnovare il contratto».
Scopriamo qualcosa di più su di lei, torniamo a quando era bambino. Ha sempre fatto il portiere?
«In realtà fino ai 12/13 anni giocavo un tempo in attacco e un tempo in porta. Sin da piccolo avevo le gambe grosse quindi tiravo più forte dei miei coetanei, per questo mi mettevano in attacco, ma a 14 anni sono tornato tra i pali e non mi sono più mosso da lì».
Da Atene a Roma, le piace andare in giro per la città?
«Ho visto quello che c’era da vedere, diciamo da turista, ma non sono uno che esce la sera, preferisco rimanere a casa con la mia fidanzata. Se capita vado al ristornate una sera a settimana, sempre che il giorno dopo sia libero».
Si dice sempre che i portieri siano un po’ matti, lei però ci sembra molto tranquillo. È un’anomalia?
«In Grecia sono arrivato in prima squadra che ero ancora un ragazzino e c’erano i compagni più grandi che magari uscivano e mi portavano con loro. In quel momento ho capito che per fare strada dovevo rimanere lontano da locali e distrazioni varie».
L’unica libertà che si concede a questo punto sono i tatuaggi. A quale è più legato?
«Questi (mostra il braccio, ndr.) mi ricordano la Grecia. Ma il più importante è questo con mio padre. Lui è sempre presente, gli devo tutto».
A proposito di Grecia, alla Lazio piace tanto il suo compagno di Nazionale, Fotis Ioannidis, lo sapeva?
«Sì, certo. Con lui ne ho parlato anche la scorsa estate. Ovviamente anche per Fotis sarebbe un sogno venire in Serie A, ma non so se il Panathinaikos lo farà partire, è anche il capitano».
Che tipo di attaccante è?
«È un killer in area di rigore. Quest’anno ha segnato meno per colpa di un infortunio, ma vi assicuro che è molto forte. È bravo anche ad aiutare la squadra, a venire incontro e aprire gli spazi per i compagni».
E il suo rapporto con la Nazionale? Vuole diventare titolare anche lì?
«Siamo un gruppo molto giovane, abbiamo fatto tutto il percorso nelle giovanili insieme. Siamo amici, quindi per me è difficile sentire la rivalità con i miei compagni»..
La Grecia, appunto. Lei sa che i colori della Lazio sono ispirati proprio alla bandiera greca?
«Me lo ha detto un ragazzo appena sono arrivato a Formello, mi ha raccontato questa storia. Ho sentito subito dentro di me un legame speciale, come se qui stessi ancora a casa mia e potessi rimanere a vita».
A inizio stagione ha giocato solo in Europa, quando ha capito che stava per diventare il titolare? Cosa le ha detto Baroni?
«Non mi ha detto niente, ho capito che serviva il mio aiuto e ho cercato di farmi trovare pronto».
Però a Bergamo nessuno si aspettava il suo impiego…
«Cinque minuti prima della riunione tecnica mi ha chiamato per dirmi che avrei giocato, ma non mi ha detto qualcosa di particolare, solo di replicare in partita quello che faccio in allenamento».
Torniamo al suo esordio con la Lazio, il derby del 10 gennaio 2024. Che emozione è stata?
«È il momento in cui la mia carriera è cambiata. Però sono contento che fosse il derby, non l’ho vissuto con troppa pressione».
Tra le serate più difficili c’è senza dubbio quella con il Bodo?
«Arrivavamo dal 2-0 in trasferta ma credevamo fortemente nella rimonta. Quando abbiamo segnato il 3-0 eravamo convinti di avercela fatta, poi il gol a fine tempo supplementare c’ha distrutto. Lì sono finite tutte le energie».
Dal suo punto di vista cosa ricorda dei rigori?
«Avevo studiato gli avversari e la cosa incredibile è che gli unici due rigoristi hanno sbagliato entrambi. Gli altri non avevano mai tirato un rigore in carriera… il calcio è davvero inspiegabile».
Che voto sente di dare alla stagione della Lazio?
«È stata una stagione difficile, lunga e con tanti giocatori nuovi. Però penso che in campionato di 37 partite ne abbiamo fatte 28-30 molto buone e le altre invece no. Non sempre siamo riusciti a fare quello che ci chiede il mister».
E se alla fine dovesse essere Conference League?
«Preferisco non rispondere a questa domanda perché tutti nello spogliatoio pensiamo che la Champions sia ancora possibile, quindi ci proveremo fino alla fine».
Stagione quasi terminata, poi ci saranno gli impegni con le Nazionali, ma come trascorrerà le sue vacanze?
«Passerò del tempo tra qualche isoletta in Grecia, una piccola vacanza prima di tornare ad allenarmi in modo un po’ più serio quando tornerà ad Atene».
E invece un messaggio per i tifosi?
«Per me sono stati meravigliosi, ci hanno sempre supportato, specialmente nei momenti di difficoltà. Invece di fischiarci ci hanno sempre applaudito. Alcuni sono venuti persino in Norvegia anche se non avevano il biglietto per entrare allo stadio. Non li ringrazieremo mai abbastanza per quanto ci sono stati vicino».

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SERIE A

Volata Europa al verdetto: tutte le combinazioni dell’ultima giornata

Con una vittoria a Venezia, la Juve è sicuramente in Champions. Con un pari, deve augurarsi che la Roma non superi il Torino; ma la Lazio, in quel caso, sarebbe comunque dietro i bianconeri, essendo in svantaggio negli scontri diretti. Quindi, 3 punti per il 4° posto matematico, 1 per l’Europa League. In caso di arrivo a pari punti (67) con la Roma contano invece, nell’ordine, differenza reti e gol segnati.

Roma quarta se vince e la Juve no: la combinazione

La Roma giocherà comunque in Europa. Sarebbe Champions se vincesse con il Toro e la Juve non battesse il Venezia, Europa League mantenendo il 5° posto o Conference in caso di sorpasso della Lazio. In caso di arrivo a pari punti con Baroni, Roma avanti grazie agli scontri diretti; con la Juve invece si guarderebbero la differenza reti (ora Juve a +2) e, in seconda istanza, i gol segnati. 

Lazio, per la Champions serve un miracolo

Per andare in Champions la Lazio deve battere il Lecce e augurarsi che la Juve perda a Venezia e la Roma non vada oltre il pareggio col Torino. Con entrambe Baroni è in svantaggio negli scontri diretti. Il 6° posto attuale porta in Conference e va ancora difeso dall’assalto della Fiorentina, che spera a sua volta in un ko degli uomini di Baroni e in una sua vittoria a Udine per l’aggancio e il sorpasso.