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‘SVB’ – Rambaudi: “Lazio, devi crederci. Tavares? Ora deve dimostrare” – (AUDIO)

ROBERTO RAMBAUDI in collegamento a ‘SVB’

“Ci può stare la scelta di Dele-Bashiru sulla trequarti, lui può ricoprire più ruoli. Ormai non importa la situazione lì davanti, conta fare il proprio gioco. Anche i cambi sono importanti, con l’Inter devi stare in partita fino all’ultimo.

Tavares anche se giocasse un’ora sarebbe importante.

La Lazio non ha il materiale umano dell’Inter e le assenze peseranno; ma la Lazio deve ripartire dalla bella stagione fatta: questo farà crescere. Le esprienze servono. Tu questa gara te la giochi per crescere e per vincere perché sei arrivato a due giorni dalla fine e hai possibilità di centrare la Champions.

Ora Tavares deve dimostrare chi è veramente. Altre squadre avevano modo di sopperire alle assenze, tu no. Motivo in più per crederci in questa squadra ed in questo finale.

La scelta di Dele-Bashiru, ripeto, ci può stare, con lui a Bergamo hai vinto la partita a Bergamo. Contenere l’Inter può essere utile. Dovrai fargli credere di dargli campo per poi attaccare gli spazi.

La Lazio è lì meritatamente, con sudore e fatica. Non ha grandi qualità tecniche ma se la sta giocando.

La partita di andata conta niente nella testa dei giocatori. Contano solo le motivazioni, conta chi sta bene fisicamente. Devi fare la partita perfetta. E’ normale che a parità di condizione parti svantaggiato ma non sempre vince il più forte, può vincere anche il più bravo”.

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‘NMM’ – Agostinelli: “Lazio, l’arma migliore è il contropiede. Baroni vuole compattezza contro un Inter motivata” (AUDIO)

Andrea Agostinelli in collegamento a ‘NMM’

“Ho sensazioni leggermente migliori rispetto a una settimana fa. L’Inter cercherà di vincere a tutti i costi per mettere pressione al Napoli. La Lazio deve vincere, il pareggio non sposta abbastanza. Serve una grande partita anche se sarà dura con i nerazzurri ancora molto motivati per lo Scudetto. La Lazio, va detto, ha fatto meglio fuori che in casa. Giocherà in contropiede lasciando il possesso all’Inter. L’assenza di Zaccagni pesa tantissimo, perché anche nelle giornate grigie sa creare qualcosa. Bisogna cercare di rimanere in partita fino all’ultimo”.

“Cambiamento rispetto al girone d’andata? Molti hanno giocato al di sopra delle aspettative nella prima parte di campionato e anche gli avversari hanno affrontato la Lazio diversamente. Con più rispetto, diciamo così. Dele-Bashiru al posto di Zaccagni? Credo che Baroni ricerchi compattezza e aiuti per Rovella e Guendouzi, tenendosi Pedro in panchina per poter fare la differenza a gara in corso”.

“L’Inter ha la finale di Champions il 31, in questa settimana avranno parlato solo del campionato. Non vedo un Inter distratta, anche perché il pareggio del Napoli ha riacceso speranze che sembravano sopite. Troveremo i nerazzurri super motivati, paradossalmente per ‘colpa’ del Napoli”.

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‘SVB’ – Rambaudi: “In assenza di Isaksen ok Marusic alto. Ecco su cosa deve migliorare il danese…” – (AUDIO)

ROBERTO RAMBAUDI in collegamento a ‘SVB’

“Ci sta la scelta di mettere Marusic alto, il tecnico lo ha già provato. Magari anche il contrario si potrebbe fare: lui dietro e Lazzari davanti.

Il recupero di Tavares è importante

Tchaouna? Ormai a fine stagione si può fare un’analisi, si possono dare giudizi sulla sua esperienza qui. Non ha rubato l’occhio. La sua permanenza dipende da cosa intarvede il tecnico da lui, se pensa che può essere utile alla causa.

Finale di stagione? Può capitare di tutto. Juve in vantaggio sulla Champions, ma è tutto da vedere.

Giovani? Io rivedrei tutto il sistema. Nel Barcellona si cresce con una mentalità diversa, se uno è bravo gioca, indipendentemente dall’età; lì gli allenatori non vengono mandati via dopo tre giornate. Bisogna imparare a guardare il lavoro a 360°.

Isaksen? Già quest’anno ha fatto il salto di qualità; doveva rischiare qualcosa in più e lo ha fatto. Deve migliorare nella continuità nei 90′ e anche nelle giocate. Lui è migliorato anche vedendo Pedro in allenamento”.

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‘9 GENNAIO’ – Colonnese: “Inter-Lazio, il destino in una gara. Ricorda il 5 maggio 2002. Baroni non farà…” (AUDIO)

FRANCESCO COLONNESE in collegamento a ‘9 GENNAIO 1900’

“Inter-Lazio è una partita importante, sembra di rivedere alcuni finali di stagione passati. L’Inter per lo scudetto, la squadra di Baroni per la Champions, in entrambi i casi non dipende solo da loro. Sarà una partita molto bella, gli obiettivi sono importanti ed entrambe giocano in modo molto offensivo. La squadra di Inzaghi non sarà assolutamente distratta dalla finale di Champions. Crede allo scudetto, onorerà la sua gara cercando di vincere. Certamente non vuole altri rimorsi dopo aver perso anche troppi punti. Per loro è l’ultima occasione, farà di tutto per portarsi a casa la partita.

La Lazio ha fatto un campionato buono, con alti e bassi. Questo finale di campionato ha riservato tante sorprese. C’è anche l’incognita caldo, difficile immaginare cosa potrà accadere. La Lazio giocherà la sua partita, ha pochi calcoli da fare. Sarà una sfida combattuta con i biancocelesti che non penseranno a difendere. Sa che il suo destino dipende da questa gara, ha sempre giocato un calcio propositivo, proverà a farlo anche a Milano.

Inzaghi ha grande affetto per la Lazio, per lui non sarà semplice. Ha vissuto tanti anni a Roma, anche questo consegnerà alla partita un sapore particolare. Sembra un po’ il 5 maggio 2002, quando l’Inter perse lo scudetto all’Olimpico. Quella giornata l’ho vissuta, anche questa è molto pesante”.

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‘NMM’ – D. Rossi: “Lazio, contro l’Inter serve prova d’orgoglio per sovvertire un pronostico scontato” E sul Bologna… (AUDIO)

Delio Rossi in collegamento a ‘NMM’

Sono contento per la gente di Bologna e per Italiano, se lo meritava. Ha dimostrato, facendo la gavetta, di poter arrivare ad alti livelli. Nonostante le finali perse, il lavoro è stato sempre buono anche a Firenze. Ieri è la vittoria del merito, perché il Bologna l’ha giocata nettamente meglio. Saputo? Ci ho lavorato, sono persone serie. Hanno investito sugli impianti, scegliendo le persone giuste al posto giusto, lasciandole lavorare. Senza fanfare e squilli di tromba, stanno facendo un percorso virtuoso. L’Atalanta è diversa, hanno costruito molto sul settore giovanile, ma anche loro adesso stanno fra le grandi”.

“Non mi preoccupa la crescita del Bologna in ottica Lazio, ma fa riflettere. E’ una squadra che investe su giocatori che diventano un valore aggiunto anche per il futuro, non fanno instant team. Lottano con costanza per l’Europa League, anche con squadre che hanno un potenziale maggiore”.

“Il destino è nelle mani della Juventus, fermo restando che la Juve che ho visto io non credo vinca facilmente le ultime 2. La Lazio ha sprecato tanto e ora ha la partita più difficile, contro un Inter molto motivata. Il rimpianto è non aver affrontato senza freni la gara di sabato scorso contro i bianconeri, adesso la partita da ‘tutto o niente’ la devi fare a Milano. Far sentire il fisico ai giocatori nerazzurri? Non mi sembra che la Lazio abbia questo tipo di giocatori in grado di ‘intimidire’ a livello di personalità gli avversari. Non ci sono i Simeone o i Mihajlovic”.

Ci vorrebbe la Lazio vista a Bergamo. Non so se in questo momento una gara del genere sia nelle sue corde, ma la Lazio ha dimostrato di poter fare certe partite. Tutti pensano che la Lazio sia fuori dai giochi, io la metterei sull’orgoglio, sul voler dimostrare che tutti si sbagliano. Se la Lazio fa una partita normale la perde. Io cercherei di isolare la squadra, creando un ‘nemico comune’ per far leva sull’orgoglio dei miei”.

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SPECIALE 14 MAGGIO – Cragnotti: “Empatia e partnership finanziarie le strade per crescere. La Lazio di oggi? Soddisfatto per le risorse…” (AUDIO)

2 Coppe Italia (1998, 2000), 2 Supercoppe Italiane (1998, 2000), 1 Coppa delle Coppe (1998-1999), 1 Supercoppa UEFA (1999) e ovviamente, la vittoria del Campionato italiano 1999/2000. Questa la bacheca aggiornata da Sergio Cragnotti, Presidente della Lazio dal 1992 al 2003, oggi ai microfoni di Radiosei, in ‘NMM’

“La prima cosa che penso è che sono passati troppi anni! (ride, ndr). Un ricordo bellissimo impresso nella mente, me lo porterò dietro per sempre. Noi speravamo nello spareggio finale, anche quando ascoltavamo la radiocronaca all’Olimpico. Già ce lo portarono via la stagione precedente, lo Scudetto. Alla fine pensai di aver realizzato il mio sogno. Cercavamo di dare alla Lazio una credibilità, una notorietà nazionale ed internazionale. Il coronamento di un progetto che forse ha portato pochi frutti, ma quelli raccolti erano eccellenti. Pensai poi a mio fratello Giovanni, era lui il precursore. Era lui che seguiva tecnicamente, anche con Zoff, la costruzione della rosa”.

“Capii che il mondo dello spettacolo calcistico doveva essere incuso nella globalizzazione. Per me concetti basilari nel mondo della finanza dal quale venivo, partecipai attivamente a quello che già all’epoca era il progetto del campionato europeo per squadra. Oggi il calcio è fatto di società finanziarie. Io lavoravo molto all’estero, viaggiavo in Cina e Australia e già vedevo la Premier League proiettata in quei mercati, con enorme partecipazione. Era un concetto che doveva aggredire anche l‘Italia, ma siamo sempre stati troppo conservatori, restii a questo tipo di investimento”.

L’abbraccio con Lotito? E’ riconoscenza ad un uomo che ha portato avanti un programma, poi ognuno è fatto a modo suo. Ha mantenuto e sviluppato quel gioiello che è Formello. Quando lo presi, pensai ad una casa comune per la Lazio. Con lo stadio invece, non ci riuscii. Flaminio? Me lo auguro, sarebbe il progetto più vicino alla mentalità del laziale, nel cuore di Roma. Sviluppo per la Lazio di oggi? Lotito ha espresso ieri che per lui è fondamentale patrimonializzare la società. Altri sistemi oggi sono di carattere finanziario, in cui delle partnership vengono fatte e create per dare supporto finanziario per la crescita sportiva e per un progetto vincente. Il tifoso vuole risultati, gli Scudetti, primeggiare. Quindi, credo che le partnership siano fondamentali per crescere. Come sistema calcio, credo arriveremo ad un grande campionato europeo con campionati regionali. Un po’ come in Brasile, più o meno”.

“Il rapporto con i tifosi? Io credo che sia fondamentale. Parlavamo di mezzi necessari alla crescita, ma tutto questo si fa per avere vicina la propria gente. Una partita senza il calore della gente non è una partita. Stadio e televisione sono due modi tanto diversi per seguire una squadra. Tutto questo si fa non per proprio egoismo, ma per dare gioia ed emozione a chi ama la maglia. Io soddisfatto della Lazio di oggi? Francamente sì, per quelli che sono i mezzi a disposizione, Lotito sta facendo navigare la squadra in Europa. Si può fare di più, ma bisognerebbe adottare un sistema diverso (vedi partnership finanziarie).

Se rifarei qualcosa diversamente? Credo che con la Lazio ne ho sbagliate poche. Forse sarei dovuto rimanere a lavorare all’estero (ride, ndr) anche comprando la Lazio. La cessione di Signori? Con quella cessione sarebbe arrivato Ronaldo. Eravamo in contatto con la famiglia, con il fratello. Avrei fatto il grande acquisto, la mia idea era di cedere, di fare la plusvalenza per portare grandi giocatori. La plusvalenza tra l’alro, all’epoca quasi non si conosceva”.

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SPECIALE 14 MAGGIO – Mancini: “Vincere a Roma non semplice. Artefici? Sven e Sinisa in campo, Governato e Cragnotti sul mercato. Su un ritorno alla Lazio…” (AUDIO)

ROBERTO MANCINI a 25 anni dal secondo scudetto della Lazio ai microfoni di ‘QDL’:

Oggi è un giorno importante per la Lazio, ma c’è la tristezza per la retrocessione della Sampdoria. L’ho vissuta male la retrocessione in serie C, si pensa sempre di potercela fare. Va accettata anche questa parte del calcio, è giusto che la Juve Stabia abbia giocato la propria partita. Giorno duro, ma la Samp ha un grande patrimonio nei suoi tifosi e presto tornerà a giocare dove merita.

E’ importante ricordare il nostro scudetto. Roma è la città più bella del mondo, ma dove vincere non è semplice. E’ un ricordo bellissimo, indelebile nella mente di tutti quanti. Da allenatore con il Manchester ho vissuto una situazione simile, si è vinto il titolo all’ultimo secondo dopo 50 anni dall’ultima volta.

Eriksson e Mihajlovic sono stati due artefici fondamentali di quello scudetto. Il mister aveva a che fare con 23-24 giocatori incredibili per qualità e personalità. Non era semplice gestirli. Sinisa, poi, è stato uno dei migliori giocatori del mondo. Luciano Spinosi, il vice di Sven, conosceva molto bene la piazza di Roma essendo anche passato per la sponda opposta. Poi ricorderei anche Nello Governato. Quando arrivai alla Lazio era lui il direttore sportivo, fu lui con Cragnotti l’artefice di tutto. Ho avuto la fortuna di avere grandi presidente, bravi e visionari, lui lo è stato assolutamente.

Se un giorno arrivasse una proposta della Lazio? Io faccio l’allenatore di professione, al di là di dove hai giocato e vinto, un tecnico deve prendere in considerazione qualsiasi situazione. Si può fare questa professione nella Lazio, nel Milan, nella Roma senza cancellare tutto quello che è stato fatto nel passato. Gli allenatori vogliono trovare qualcosa che li renda felice. Non solo i soldi, ma una squadra che sia bella da allenare, dove si possa far bene e divertirsi”.

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‘SVB’ – Rambaudi: “Lazio, quanti rimpianti per il mercato di gennaio. E su Tavares…” – (AUDIO)

ROBERTO RAMBAUDI in collegamento a ‘SVB’

“Tavares? Se si ferma così spesso e così a lungo, c’è un problema.

Pedro se sta bene gioca, mi stupirei se stesse bene e giocasse un altro. Siamo a due giornate dalla fine, chi non ha dato un contributo fino ad ora difficile che possa aiutare adesso. Per il resto, non ci sono grandi alternative.

Dipende dalla strategia che il tecnico decide di adottare, con l’Inter per me devi chiudere i centrali di centrocampo. Ma ripeto, tutto dipende da cosa vuoi fare, se vuoi fare una partita più conservativa per poi sfruttare le ripartenze o andare a San San Siro con il tuo spartito.

I rimpianti credo ci siano per non aver aiutato la squadra a gennaio con dei rinforzi. A questa squadra vanno solo fatti i complimenti per quello che abbiamo visto, nonostante il materiale umano. Non per sminuire, anzi, la squadra ha fatto un grandissimo percorso.

Ancora può succedere di tutto. Io mi auguro che dopo questa stagione si tracci una linea per capire come muoversi d’ora in avanti. Io vorrei vedere il cambio di passo, indipendentemente dal traguardo finale. Ti devi circondare di giocatori che hanno una certa funzionalità per questa squadra

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SPECIALE 14 MAGGIO – “18.04, la Lazio è campione d’Italia”. Cucchi: “La dignità di Mazzone e la rabbia di Moggi: l’ordinaria follia di uno Scudetto irripetibile” (AUDIO)

RICCARDO CUCCHI, il radiocronista di Radio Rai che ha raccontato Perugia-Juventus nel 2000, in collegamento a ‘9 GENNAIO 1900’

A Perugia non c’era neanche una nuvola. Un caldo estivo, faceva un caldo impossibile. Ho ancora il ricordo vivo di quel nuvolone basso che si avvicina al Curi. Campo allagato in pochi minuti, il resto è storia. Noi della radio non avevamo il monitor a disposizione. La postazione del Curi era vicina al campo, ma io pensavo onestamente non si potesse continuare a giocare. Già pensavo a dove rimanere a dormire lì a Perugia, figuriamoci. Io giravo sempre con il regolamento calcistico con me e durante quella sosta, tutti i colleghi venivano da me a chiedere cosa sarebbe successo. Bisogna ricordare che il Curi aveva un drenaggio fenomenale, in un altro stadio forse non si sarebbe andati avanti. Mi aspettavo un comunicato che sospendesse la gara, e invece…”.

“Nel post partita, gli spogliatoi della Juventus erano sbarrati. Il primo a uscire fu Moggi, molto arrabbiato, parlò di campionato falsato. Mi sorprese invece la serenità di Carlo Ancelotti. Lo conoscevo dai suoi esordi, lui invece disse che era tutto regolare e fece i complimenti alla Lazio. Poi c’è Mazzone. Mi disse “c’è voluto un romanista per farvi vincere uno Scudetto!”.

“Nel 2000 c’erano già piattaforme televisive che seguivano il calco a pagamento. Io seppi solo alla fine delle operazioni che la mia radiocronaca. Quella Lazio strabordava di talento, specialmente a centrocampo. Non c’era un giocatore di basso tasso tecnico. Oggi sono sempre meno i giocatori di talento, prima era veramente centrale. Quella Lazio poteva vincere di più. Il mio preferito? Veron. Fantastico sulle punizioni, geniale nelle giocate. Regalavano emozioni giocando a calcio. Noi laziali ricordiamo i -9 di Fiorini, ma anche la Lazio partì da -9 nel 2000″.

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SPECIALE 14 MAGGIO – Marcolin: “Il gol di Simeone cambiò tutto, quello annullato a Cannavaro ci fortificò. I minuti finali nello spogliatoio…” (AUDIO)

Speciale 14 Maggio: Dario Marcolin, centrocampista Campione d’Italia 99/00 con la maglia della Lazio, ai microfoni di Radiosei in ‘9 GENNAIO 1900’

I passaggi chiave della stagione

“La stagione ci cambia completamente con il gol di Simeone a Torino su assist di Veron. Siamo diventati così una squadra che ha cominciato a crederci veramente. Quella cavalcata nasce lì, ma va sottolineato come quella squadra poteva ambire praticamente a qualsiasi cosa, niente le era preluso in partenza. Il gol annullato a Cannavaro? Anche noi avevamo assorbito la rabbia dei tifosi, ma ci ha anche fortificato. Eravamo contro tutto e contro tutti a quel punto. Noi sapevamo che tanto dipendeva di noi, eravamo consci dei nostri grandi mezzi”.

Un finale inaspettato

“L’ultima giornata di campionato contro la Reggina, il nostro pensiero fisso avvicinandoci allo stadio era arrivare in qualche modo allo spareggio con la Juventus. Non ci aspettavamo minimamente quell’epilogo, nessuno se lo aspettava e non c’era niente di preparato allo stadio. Una giornata che ci ha cambiato la vita, letteralmente. Dopo il fischio finale all’Olimpico – prosegue Marcolin – noi eravamo tutti nello spogliatoio. Nessuno voleva sentire nulla, neanche la radio. Avevamo paura che ascoltando avremmo portato in qualche modo fortuna alla Juventus. Mi ricordo la scena: tutta la squadra seduta, muta, nessuno voleva sapere assolutamente nulla. Ogni tanto entrava qualcuno e tutti si aspettavano che avrebbe portato un cambio di risultato. Pensavamo “vedrai che adesso pareggiano, adesso pareggiano…”. Fu una liberazione: qualcuno da un calcio alla porta e urla “è finita!”. Avevamo paura della delusione, per noi e per i tifosi. Era un gruppo unito in un silenzio di tomba, in quei secondi finali. Nessuno si azzardava a muovere un muscolo. Attimi di speranza e di tensione”.

La Lazio Scudettata spiegata ai ventenni di oggi

Se dovessi raccontare quella Lazio ad un ragazzo di vent’anni? Gli parlerei della testa di questi giocatori, della mentalità. Nesta e Mihajlovic si compensavano; a centrocampo avevamo malizia e cattiveria, oltre alla tecnica debordante di Veron che spesso iniziava terminava l’azione. Esterni bravi nell’uno contro uno, la classe di Mancini e attaccanti che ruotavano sistematicamente. Eriksson – prosegue Marcolin – era il collante, riusciva ad ottenere da tutti qualcosa. Era un innovativo, un moderno. Era uno di noi, uno del gruppo”.