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Lazio, apatia e sterilità in attacco: è la squadra con più pareggi insieme al Pisa

Cercasi soluzioni offensive. Bene la difesa, ma davanti la Lazio fatica a essere pericolosa.

L’erede di Immobile non è ancora stato trovato. E i risultati biancocelesti sembrano strettamente legati alla vulnerabilità dell’attacco. Le mancate soluzioni in avanti rendono infatti la Lazio la squadra che, riporta Il Messaggero, insieme al Pisa, pareggia di più in Italia (13 volte tra Serie A e Coppa Italia) e la terza nei top cinque tornei d’Europa (14, il Leeds, 16 il Bournemouth). La via crucis per trovare la via del gol contro il Parma non è affatto un caso isolato. La deviazione di Circati sullo spunto di Noslin è stata la sorpresa nell’uovo, un pari più trovato che costruito.

Purtroppo la sosta per le Nazionali ha spezzato quel momento di entusiasmo e autostima costruito con le tre vittorie consecutive (Sassuolo, Milan e Bologna) e ha riportato in campo la versione più apatica della Lazio e la sterilità dell’attacco. In questo contesto è fisiologico che nella testa dei giocatori resti un solo grande appuntamento: la semifinale di ritorno con l’Atalanta del 22 aprile a Bergamo. Ma servono sempre i gol per riaccendere una piccola luce sul futuro.

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Lazio, Noslin in corsa con la migliore media gol delle punte: ora chiede un’altra chance dall’inizio

Tra color che son sospesi tra Lotito e Sarri c’è Noslin. Mezzo giocatore o talento in attesa di collocazione? L’uno e l’altro. Detta male, la questione forse si è ormai ridotta ai gusti e gli umori di Mau. Ci sono giocatori tanto presenti quanto assenti nella Lazio, è così da quando è arrivato il Comandante. Ha rinunciato alla bellezza, non rinuncia al buongusto tecnico, alle qualità che più lo intrigano e agli identikit che più si adattano alle due fasi. Affinità e feeling non sono scattati con alcuni della rosa e Noslin è tra questi. Sarri a ottobre lo vedeva così: «È un giocatore difficile per un allenatore, è complicato collocarlo. Ha la gamba da esterno ma non lo è, potrebbe essere un trequartista ma non ha quella qualità, può essere un centravanti ma non lo è in realtà. In certe situazioni può darci una mano». Tutto e niente. Da centravanti prima era chiuso da Castellanos e Dia. Come ala da Zaccagni e Pedro. 

Noslin è salito a 4 gol stagionali, uno in Coppa a Bologna, 3 in campionato. Ha sempre segnato giocando part-time, entrando in corsa al Dall’Ara (in Coppa) e contro Lecce e Parma (tra andata e ritorno in A). In campionato i tre gol sono un record, lo divide con Baturina, Kristovic, Pulisic e Pio Esposito. Noslin è partito titolare quattro volte su 22 partite. Tre gol in campionato li ha segnati Zaccagni, quattro Isaksen. Nessuno ha medie da bomber veri, vale anche per Maldini e Dia. Daniel ha segnato solo un gol in campionato, lo stesso Dia. Il primo ha una media di 846’, il secondo di 981’. La media di Noslin è di 208’, in serie A ha giocato 623’. Il gol di sabato è un nuovo bonus da giocare. Zaccagni lavora per l’Atalanta, il piano è convocarlo a Napoli, fargli giocare una ventina di minuti e averlo pronto per Bergamo. Prima si giocherà lunedì a Firenze e Sarri sarà chiamato a scegliere: confermare Pedro, evanescente col Parma, o provare a lanciare Noslin. Che funzioni di più in corsa è un dato di fatto. Qualche occasione dal via l’ha avuta e non l’ha sfruttata, sia da centravanti che da ala. Da gennaio ha giocato tre volte da titolare perché era partito Taty o perché mancava Zaccagni. Corriere dello Sport

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Lazio, Motta per il presente ma anche per il futuro: Provedel in scadenza, Mandas vuole la Premier

Da alternativa a protagonista: il percorso in biancoceleste di Edoardo Motta.


Motta si sta prendendo la Lazio nel momento più delicato della stagione, trasformando un’occasione improvvisa in una candidatura concreta anche per il futuro. Arrivato dalla Serie B a gennaio, si è ritrovato titolare per necessità dopo l’infortunio di Provedel. Da lì in poi, ha risposto sul campo. E lo ha fatto con personalità. Sono quattro, sottolinea il Corriere dello Sport, le sue presenze in Serie A: un curriculum chiaramente ancora ridotto, ma già significativo. In due occasioni (contro Milan e Bologna) ha mantenuto la porta inviolata, dimostrando solidità e concentrazione, senza pagare lo scotto del salto di categoria. Il momento simbolo resta il rigore parato a Orsolini al Dall’Ara, intervento che ha cambiato l’inerzia della partita contro i rossoblù. Ma anche nell’ultima sfida contro il Parma all’Olimpico ha lasciato il segno: decisiva la parata su Valeri nel finale del primo tempo, con la Lazio sotto pressione e a rischio di subire il 2-0 che avrebbe messo forse una pietra tombale sulla gara. Parate pesanti, ma soprattutto continuità.


È così, conclude il quotidiano, che si è guadagnato spazio. E fiducia. Non solo nello spogliatoio, ma anche agli occhi dello staff tecnico. Sarri ha trovato in lui una risposta pronta, affidabile, capace di garantire equilibrio in una fase in cui la porta della Lazio era diventata un punto interrogativo. E ora, inevitabilmente, il discorso si allarga. Perché se fino a poche settimane fa Motta era una soluzione temporanea, oggi non è più così impensabile immaginarlo anche nel progetto della prossima stagione. Prematuro parlare di gerarchie o scelte definitive, ma il suo nome si è inserito in modo credibile in una situazione ancora fluida e in evoluzione. Provedel resta almeno in teoria il riferimento, ma il suo contratto scade nel 2027 e, nonostante le voci di rinnovo, non ci sono stati passi concreti negli ultimi mesi. Una situazione che mantiene aperti scenari. Dall’altra parte c’è Mandas, attualmente in prestito al Bournemouth. Non ha ancora giocato, e l’obbligo di riscatto legato alla qualificazione in Champions League appare fuori portata. Il ritorno a Roma in estate è un’opzione concreta, ma anche la sua posizione non è definita: il portiere greco ha già fatto capire di voler trovare continuità e spazio da titolare.

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Lazio-Parma, Olimpico ancora deserto: il dato dei tagliandi staccati

All’Olimpico torna il silenzio dopo l’ingresso dei tifosi nel match contro il Milan.


Stasera contro il Parma l’Olimpico riavrà il volto che ha accompagnato la Lazio nelle ultime settimane: spalti vuoti, atmosfera rarefatta, distanza netta tra società e tifoseria. Dopo la parentesi contro il Milan, in cui lo stadio si era riempito restituendo una fotografia diversa, la protesta riprende il suo corso. I numeri, riporta il Corriere dello Sport, parlano chiaro: a ieri sera erano stati venduti poco più di 5.300 biglietti, destinati a salire attorno ai 6.000 entro il fischio d’inizio. Una cifra che, paradossalmente, non è lontana dalle prevendite standard della Lazio prima della contestazione. La differenza, però, è enorme: i 29.918 abbonati resteranno ancora una volta fuori, lasciando l’impianto svuotato e privo della sua componente principale. È questo il vero dato che pesa, più delle cifre assolute e degli incassi. Il risultato è ancora una volta un Olimpico sospeso, quasi irreale. Non è solo una questione di colpo d’occhio, ma di percezione complessiva. La squadra, già abituata nelle scorse settimane a giocare in questo contesto, dovrà farlo di nuovo. E dovrà farlo ancora per tutto il resto della stagione.

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Lazio, seconda per clean sheet dopo l’Inter: Motta va a caccia del tris

Obiettivo terza porta inviolata per Motta.

Motta va a caccia del tris contro il Parma, dopo aver blindato la porta nelle sfide contro Milan e Bologna. Una striscia che può allungarsi e, sottolinea il Corriere dello Sport, che avrebbe un peso specifico importante anche per la stagione della Lazio. Il portiere biancoceleste punta infatti al suo terzo “zero” consecutivo, contribuendo a portare la squadra a quota 15 porte inviolate nel campionato in corso. Un dato che confermerebbe la solidità difensiva del gruppo di Sarri: finora solo l’Inter ha fatto meglio (15), mentre la Lazio è attualmente a 14, al pari del Como.


Numeri che riportano alla memoria una delle migliori stagioni recenti. Dal 2000 in poi, infatti, solo nel 2022-23 i biancocelesti hanno fatto meglio dopo 30 giornate, quando erano state 18 le partite senza subire gol in questo momento del torneo. Un’annata chiusa poi con il record assoluto di Provedel, capace di mantenere la porta inviolata 21 volte, eguagliando Buffon (due volte) e De Sanctis. Oggi, conclude il quotidiano, tocca a Motta raccogliere il testimone. Con personalità e continuità, prova a scrivere la sua striscia.

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Lazio, certezza Taylor: Sarri si affida a lui anche per i gol. E quando segna la sua squadra non perde

Il miglior marcatore della Lazio da gennaio punta anche il Parma.

Taylor è una nuova certezza su cui la Lazio ha imparato a contare. Si è preso il centro della scena con numeri e continuità, diventando non solo un titolare dal momento in cui è sceso dall’aereo (per necessità inizialmente, per qualità dopo), ma anche il miglior marcatore biancoceleste dallo scorso 9 gennaio, una data già di per sé simbolica e in cui è stato ufficializzato il suo acquisto. La doppietta contro il Bologna, sottolinea il Corriere dello Sport, ha segnato un punto di svolta. Non solo per il risultato, ma per il modo in cui ha interpretato la partita: inserimenti puntuali, presenza costante negli ultimi metri, freddezza sotto porta. Un profilo completo, capace di collegare il gioco ma anche di concluderlo.

E se a queste due reti si aggiunge la prima segnata contro il Genoa, il quadro è chiaro: la Lazio ha trovato una risorsa offensiva inattesa, ma già determinante vista la penuria realizzativa dei biancocelesti. Sì, perché con un’altra rete l’olandese raggiungerebbe quota quattro, agganciando Isaksen e Zaccagni in vetta alla classifica marcatori della Lazio in stagione. Con i tre gol segnati in Serie A, si legge, ha intanto già superato quanto fatto nella prima metà di campionato con l’Ajax, dove si era fermato a due centri, entrambi arrivati a settembre contro PSV e NAC Breda (il suo record personale è quello della scorsa stagione, chiusa con 15 sigilli complessivi tra campionato ed Europa League).


Ma i suoi numeri non si fermano ai gol. C’è una statistica, conclude il quotidiano, che racconta ancora meglio il suo impatto: nelle 25 partite tra Eredivisie e Serie A in cui è andato a segno, la sua squadra non ha mai perso. Ventidue vittorie e tre pareggi, una percentuale di successi dell’88%. Un dato che lo trasforma, di fatto, in una sorta di amuleto. Quando segna Taylor, il risultato arriva. Sarri gli sta dando sempre più spazio e responsabilità. L’ex Ajax interpreta il ruolo con intelligenza, si muove tra le linee, si inserisce senza palla, mantiene equilibrio. Non è solo un centrocampista offensivo, ma un giocatore totale, capace di adattarsi alle esigenze della squadra, l’unico già pronto degli innesti di gennaio.

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Lazio, ultimo sprint: mese decisivo (anche) per il futuro

Ad aprile una serie di importanti appuntamenti per Sarri e i suoi: in ballo c’è anche il futuro.

Il mese dell’anno, quello che decide. Quello che ci dirà se questa squadra può sognare ancora oppure può pensare con largo anticipo alla prossima stagione. Parma stasera, poi tripla trasferta a Firenze, Napoli e Bergamo (la partita più importante, la semifinale di ritorno di Coppa Italia) e infine Udinese all’Olimpico. La Lazio, evidenzia Il Messaggero, si gioca tutto in poco più di tre settimane: il settimo posto nel mirino (sette sono anche i punti dietro alla Dea) che spesso regala una qualificazione europea e la finale della manifestazione nazionale che dopo un’annata del genere sarebbe clamorosa. Pensare partita dopo partita il diktat di Maurizio Sarri, alla ricerca della quarta vittoria di fila cosa che non gli è mai riuscita quest’anno.

Per ritrovare una Lazio così vincente con il Comandante in panca, si legge, bisogna tornare al 22 dicembre del 2023: una serie di quattro affermazioni chiusa il 14 gennaio. Baroni invece era riuscito a vincerne cinque di fila dal 27 ottobre del 2024 al 24 novembre, un filotto in questo caso interrotto proprio dal Parma nel primo giorno di dicembre. Evitare un altro scherzetto sarebbe il massimo. Ed è l’obiettivo.

Al Tardini a dicembre era arrivata la più grossa soddisfazione degli ultimi mesi: due espulsi, un finale che sembrava solamente di contenimento e di sofferenza vera, e invece la zampata di Noslin che regalò tre punti pesantissimi che tutti speravano potessero stravolgere in positivo la stagione biancoceleste. Da quel momento in poi la Lazio ha dovuto aspettare quattro partite per tornare a prendersi il bottino pieno (a Verona in trasferta) e ha inanellato una serie di prestazioni che sono sì il passato, ma che sarebbe meglio non dimenticare per riuscire a rimanere a galla: non si può tornare a quello. Poi il mercato aperto – con gli addii eccellenti – la protesta dei tifosi, le frecciate in conferenza stampa tra tecnico e società, il restyling del Flaminio e le tante telefonate a Lotito. È successo di tutto nel frattempo. Ma prima della sosta Sarri sembra abbia trovato il giusto binario e nonostante l’emergenza vuole continuare a vincere. Solamente così si possono continuare a preparare le partite con la giusta serenità e con la giusta voglia, quella che tutti devono avere, per forza, il 22 aprile quando davvero conta fare risultato.

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Lazio, Maldini al Parma l’ultima doppietta in Serie A: oggi si gioca un’altra chance

Impiegato da falso nuovo, l’ex Atalanta prova a convincere.

Maldini proverà a giocarsi ogni chance fino all’ultimo, ha due mesi di tempo tra campionato e Coppa Italia. Il riscatto è legato alla qualificazione in Europa League, ormai raggiungibile attraverso la Coppa Italia. Al Parma, evidenzia il Corriere dello Sport, l’ultima sua doppietta in Serie A. Sogna altri colpi; il suo lo sta facendo. Sta ingranando da falso 9, ha creato più occasioni di tutti da quando è arrivato (7). L’istinto del bomber non ce l’ha, ha le attitudini del rifinitore. Si sta impegnando ad attaccare l’area come chiede Sarri, abbassandosi e lanciandosi nello spazio. Non è facile per nessuno giocare da trequartista e fare gol da centravanti. Daniele ha otto partite per convincere.

La Lazio, conclude il quotidiano, riparte da lui dopo tre vittorie di fila; Daniel si impegna da falso 9 spera in un finale travolgente. A partire da oggi. Al Parma ha segnato due gol a maggio (32’ e 33’), in un minuto. Giocava con l’Atalanta a Bergamo, la partita è finita 2-3; è stata l’ultima doppietta. Il Parma insieme a Fiorentina e Genoa è la squadra cui Maldini ha fatto più gol (due).

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Lazio, dipendenza Europa: si teme un ulteriore ridimensionamento tecnico. E intanto salta Leite

Tra conti da far tornare e mercato da pianificare: le ultime in casa Lazio.


Al di là della partita di domani, nel mondo Lazio molto si discute dei conti in rosso della società. Appena due anni fa, sottolinea La Repubblica, il fatturato aveva raggiunto la cifra record di 193,2 milioni (236,4 con le plusvalenze); nel giugno 2026 si prevede che scenderà intorno a 105 milioni (140 con le plusvalenze). La preoccupazione è che, se non si tornerà in Europa, il ridimensionamento tecnico prosegua.

Di sicuro, si legge, la Lazio cercherà di liberarsi in estate di altri giocatori dall’ingaggio pesante. Che saranno sostituiti da elementi meno costosi. Non a caso, vengono accostati al club biancoceleste calciatori in scadenza di contratto come il centravanti Milik, che lascerà la Juve, e il difensore Leite, anche se quest’ultimo non arriverà: accordo saltato.

A proposito del difensore centrale in scadenza dall’Union Berlino, sottolinea anche Il Tempo, non si è trovata l’intesa sui tempi più che sul contratto. In più, il direttore sportivo biancoceleste si sarebbe già fiondato su altre piste nel reparto difensivo. I nomi usciti nei giorni scorsi sono quelli di Lautaro Rivero del River Plate e Arnau Martinez del Girona. Sicuramente arriverà Pedraza dal Villarreal.

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Parma, Valeri: “Voglio il gol, ma non esulterei. La Lazio è casa mia. 26 maggio? Non ci sono partite che tengano”

Alla vigilia di Lazio-Parma, il terzino dei ducali Emanuele Valeri, di nota fede laziale, ha parlato del match, e non solo, al Corriere dello Sport:

“Per me è la partita più emozionante della stagione, quella che aspetto ogni anno e vorrei giocare sempre. Io lì dentro ci sono cresciuto, con mio padre da piccolo andavo a vedere tutte le partite allo stadio e tutt’ora la seguo.

Non credo che esulterei, se dovessi fare gol, ma non ci penserei due volte a segnare. Sarebbe un mix di emozioni, sicuramente sarei felice perché al di là di tutto io porto una maglia addosso ed è la prima cosa che rispetto in campo. Davanti può esserci chiunque ma noi vogliamo vincere. Vale anche per il Napoli che arriverà il prossimo fine settimana”.

Gli inizi nei Pulcini della Lazio e il periodo da raccattapalle – “Avrò avuto nove anni e per un bambino era la cosa più bella del mondo. Quando ti ritrovavi sotto la curva… ti sentivi parte di una cosa sola, che potevi dare veramente una mano ai giocatori”.

Il campione che ricorda più volentieri – “Ne sono passati tantissimi in quegli anni, non solo della Lazio, ma ricordo in particolare Klose. Lui era un idolo, mi sembrava un supereroe. Tutti volevano essere al suo posto. Se mi sarei immaginato che un giorno ci sarei stato? Certo, ma me lo immagino ancora”.

Dalle giovanili della Lazio sono passati anche Scamacca e Frattesi – “Gianluca lo ricordo un po’di più, era già alto da bambino e lo misero subito con noi ’98. Poi l’anno dopo andò alla Roma. Davide invece era rimasto con i ’99, ma comunque si vedeva già da ragazzini che erano molto forti e avrebbero fatto strada”.

Cosa è successo alla Lazio? Non mi riconfermarono; è stata una bella batosta per me che ero anche tifoso: era tutto quello che desideravo. Ma ho ricominciato da zero.

Come si reagisce a un rifiuto del genere? Adesso faccio vedere la forza ma è stata tosta. Poi tante cose si sono allineate e sono stato anche fortunato. Dopo quel no per me era finita lì, sono andato in Eccellenza solo perché volevo divertirmi ma pensavo che prima o poi avrei dovuto trovarmi un lavoro”.

Sul 26 maggio – “Eh, il derby in finale di Coppa Italia, indimenticabile. Ero allo stadio: lì ti senti parte di qualcosa che va oltre, non è una roba normale. Non ci sono partite che tengano, quel trofeo è storico. Anche se comunque il derby lo vuoi vincere sempre”.

Sulla contestazione dei tifosi laziali contro la società – “Noi calciatori pensiamo solo a giocare, le contestazioni le lasciamo ai tifosi che hanno le loro ragioni. Poi è chiaro, domani mi dispiacerà giocare in uno stadio che non sarà pieno. La prima volta che sono stato con la Cremonese c’erano 70mila persone, fa piacere sentire l’amore dei tifosi ma rispetto le loro decisioni.

Se tornerei alla Lazio? Prima o poi, direi di sì, perché comunque è casa mia. Ma ora penso solo al Parma”.