Categorie
CALCIOMERCATO

Lazio, da Milano sicuri: “Accordo Gila-Milan, ora lo scoglio Lotito…”

Come riportato dalla Gazzetta Dello Sport, un primo accordo da parte della dirigenza del Milan con Mario Gila (in scadenza di contratto con la Lazio nel giugno del 2027) è già stato trovato: un contratto di 4 anni sui 3 milioni più bonus. L’ostacolo di Igli Tare è proprio il presidente Claudio Lotito, il quale non scenderà sotto i 30 milioni, data anche la percentuale del Real Madrid del 50% sulla rivendita.

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lazio, non si molla mai: contro l’Udinese l’ennesimo colpo in extremis. I numeri dei biancocelesti

Quello di Maldini è stato il settimo timbro siglato nel recupero.

Oltre il novantesimo, oltre ogni speranza, oltre i propri limiti. Una squadra che non si arrende al destino delle partite, di una stagione in cui sembrava spacciata prima ancora di iniziarla. Contro l’Udinese l’ennesimo colpo in extremis. Stavolta firmato da Maldini, tornato al gol dopo un mese e mezzo d’astinenza. Spirito e orgoglio, dimostrati per l’ennesima volta in questo campionato. Quello di Maldini, sottolinea il Corriere dello Sport, è stato il settimo timbro siglato nel recupero. Tra i difetti della rosa, insomma, sicuramente non c’è quello di crollare al tappeto senza prima provare a rialzarsi fino all’ultimo secondo. La foga, appena realizzato il 3-3, ha spinto i calciatori biancocelesti a riportare subito il pallone a centrocampo.
Nessuno si stava accontentando del punto riconquistato. La Lazio incassa, a volte si addormenta, poi si rimette comunque in carreggiata con la determinazione necessaria.


I numeri parlano chiaro: 7 gol, si legge, nei minuti di recupero, tutti in campionato, tutti all’Olimpico. La lista parte con il rigore trasformato da Cataldi contro il Torino, addirittura al 113′. Il 3-3, anche in quel caso, venne trovato con la forza della disperazione. Il bis, quello di Zaccagni al Cagliari (91′): come per Noslin, protagonista nel finale con il Lecce (95′), la soddisfazione è stata per il 2-0 che ha chiuso in anticipo i confronti in questione. Il quarto e il quinto sono altri due tiri dal dischetto: Pedro al 95′ con la Fiorentina (il 2-2), poi ancora Cataldi (al 100′) per piegare il Genoa (3-2 definitivo, tocco con il braccio di Ostigard sul colpo di testa di Ratkov). All’appello – oltre alla deviazione di Maldini con l’Udinese (95′) – manca l’incornata di Marusic contro il Sassuolo (2-1 al 92′).


Sempre in partita, punisce le avversarie nel quarto d’ora conclusivo di gioco. Dei 42 gol totali segnati dalla Lazio, ben 17 sono arrivati dal 75′ in poi: significa il 40% delle marcature complessive in stagione. Nello specifico 14 in Serie A e 3 in Coppa Italia, competizione in cui la squadra di Sarri ha segnato solamente nel secondo tempo. Zaccagni al minuto 80 negli ottavi con il Milan, Dia all’87’ nella semifinale d’andata con l’Atalanta, Romagnoli all’84’ per sbloccare il ritorno di Bergamo. L’elenco, conclude il quotidiano, viene completato da Dia in Lazio-Verona (82’), Noslin nelle due sfide con il Parma (82’ al Tardini, 77’ all’Olimpico), Taylor a Bologna (82’) e infine dalle due autoreti di Solet a Udine (80’) e di Nelsson a Verona (79’). Si può accusare la Lazio di sbagliare, non di non saper reagire.

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lazio, non solo scelta ma soprattutto necessità: ancora rotazioni per Sarri da qui alla fine

Il tecnico ha allargato il ventaglio delle opzioni.

Venti calciatori utilizzati nelle ultime due partite, praticamente l’intera rosa. Le rotazioni, con la finale di Coppa Italia in vista, non sono più una scelta ma una necessità. Come evidenzia il Corriere dello Sport, quattro giocatori totalmente risparmiati contro l’Udinese (Marusic, Gila, Cataldi e Zaccagni), utilizzati pochi giorni prima – dall’inizio o in corsa – nella semifinale di ritorno con l’Atalanta. Quattro cambi nella formazione di partenza tra una gara e l’altra (dentro Lazzari, Provstgaard, Pellegrini e Dia), più Maldini – nemmeno entrato a Bergamo – per arrivare alle 20 pedine diverse impiegate dal Comandante a partire da mercoledì scorso. Diventano 21 comprendendo anche la trasferta di Napoli, in cui era stato sganciato nella ripresa Hysaj.

Nel momento più delicato della stagione, insomma, il tecnico ha allargato il ventaglio delle opzioni non considerando solamente Gigot, Belahyane, Przyborek e Ratkov tra i calciatori di movimento (tra quelli a disposizione). A breve, si legge, ritoccherà pure a Rovella, tornato tra i convocati dopo l’operazione alla clavicola destra (frattura scomposta rimediata a Cagliari). Fino a qualche settimana fa sembrava già finita la sua stagione. Le valutazioni per il posto in regia sono soltanto una parte dei ragionamenti profondi da portare avanti fino alla finale. Ci sono 180 minuti di Serie A prima della sfida con l’Inter del 13 maggio, preceduta proprio dall’antipasto di campionato con i nerazzurri.

La Cremonese e poi il primo round contro Chivu, decisamente meno importante rispetto all’ultimo atto della Coppa Italia. Due settimane per presentarsi al top, senza perdere pezzi per strada. Sarri non molla il campionato, eppure la testa non può che essere già al match di Coppa: può regalare alla Lazio un trofeo e contemporaneamente la qualificazione alle prossime coppe europee. Il massimo in un’annata complicatissima fin dal principio. Sarri, conclude il quotidiano, ha incassato tre gol dall’Udinese, per una volta il suo clean-sheet è stato quello di far rifiatare il reparto arretrato spremuto dagli acciacchi: tre titolari su quattro fuori, soltanto Romagnoli rimasto a comandare la linea.

Categorie
DICHIARAZIONI

Motta: “Felice che Buffon e Zoff mi seguano. Dopo Bergamo Sarri non mi ha detto niente, Lotito invece…”

L’intervista del portiere della Lazio a TuttoSport:

 «Vivo tutto serenamente. Sapevo bene che fosse una partita importante quella di Bergamo, un vero e proprio spartiacque per la nostra stagione, ma dentro di me ero estremamente tranquillo. Alla vigilia ho dormito benissimo. Anzi , anche nel pomeriggio ero riuscito a rilassarmi per qualche ora. Il mio problema è tentare di dormire dopo una partita. L’adrenalina è sempre troppo forte».

Cosa ti rimane di quella notte? «Penso agli errori che ho fatto. A quello che ci poteva costare la finale, il gol che poi è stato annullato, ma sarebbe stato decisivo per l’eliminazione».

Ma come? Pari 4 rigori e pensi agli errori? «E’ più forte di me, io sono così, lavoro sempre per migliorarmi».

Gigi Buffon ti ha inviato un messaggio dove dice che la parata più difficile l’hai fatta su Scamacca, prima che si arrivasse ai rigori: concordi? «Ho una stima immensa per Buffon, lo vedevo giocare da bambino, quando mi allenavo a Vinovo, e cercavo di carpirgli qualche segreto. Sono felice che fenomeni come Gigi o leggende viventi come Dino Zoff mi seguano e analizzino le mie parate. È una responsabilità enorme, ma anche motivo di orgoglio».

Sarri cosa ti ha detto? «Nulla. Ho fatto solo il mio lavoro in fondo».

Beh, a me ha detto che non devo esaltarti troppo, perché devi stare con i piedi per terra. «Ha fatto bene. Concordo. Ma credo di non correre questo rischio».

E il Presidente invece? «Mi ha abbracciato e mi ha detto una frase molto importante: sono felice, non per le tue prodezze, ma per la persona che sei».

A chi hai pensato nel momento che hai realizzato che avevi portato la Lazio in finale? «A mio padre Giacomo e a mia madre Sabrina. Mio padre fa il meccanico e con mamma hanno fatto tanti sacrifici per sostenere il mio sogno. Poterli ripagare è la più grande soddisfazione».

Quando da piccolo giocavi con i tuoi compagni di scuola perché finivi in porta? Perché eri scarso con i piedi? «No. Ho scelto io di fare il portiere. A casa mia non avevamo un giardino e si giocava spesso sulla ghiaia. Anche se mi facevo spesso male, tuffandomi, non mi importava nulla: volevo fare il portiere e basta, fin da subito».

Chi è stato il primo a credere in te? «Il preparatore dei portieri dell’Alessandria Under 17. Me lo disse convinto».

Mai vissuti attimi di difficoltà? «Si. Non tutto è così facile. Ma sentire mio padre e mia madre sempre vicini mi ha aiutato molto. Poi se si è equilibrati, i momenti difficili si superano».

Un giornalista chiese ad uno dei più grandi intellettuali della storia del Novecento, Jorge Luis Borges, se da bambino avrebbe voluto diventare “celebre” o “essere amato”. Lui rispose, senza esitare: «Essere amato, perché la celebrità appartiene alla sfera delle illusioni della vita». Tu cosa risponderesti alla stessa domanda? «Che aveva ragione Borges. Il successo nasconde molte insidie ed io non pensavo che avrei mai vissuto un momento come questo, ma penso di sapere come gestirlo».

Federico Fellini, invece, disse che quando andò per la prima volta al circo fu come l’Annunciazione: «I clown mi hanno chiamato ad una vocazione a cui non potevo dire di no». Anche tu hai avuto il tuo clown che ti ha chiamato alla vocazione di portiere? «Si: Petr Čech, il portiere del Chelsea. Lo trovavo iconico per via del caschetto di protezione che portava in testa. Mi affascinava il suo modo di essere. Certamente, in Italia, lo è stato Gigi Buffon».

Credi in Dio? «No. Credo solo nel mio lavoro. La mia fede è tutta lì».

Passiamo dal sacro al profano: che rapporto hai con le ragazze? (sorride) «Al momento non sono fidanzato perché adesso vivo per il lavoro e se mai dovesse essere non sarebbe certamente un’influencer, ma una ragazza delle nostre parti».

Ma almeno ti sei mai innamorato? «Si, alle elementari. Si chiamava Martina, ma non l’ho più vista».

Torniamo al calcio: primi tre portieri italiani di oggi? «Donnarumma, Carnesecchi, Vicario».

Di sempre? «Buffon, Zoff, Zenga».

Attaccanti italiani di oggi? «Kean, Immobile, Scamacca». 

Il più forte giocatore che hai visto in Italia? «Yildiz: fa tremare, è un talento puro». 

Messi o Ronaldo? «Messi perché fa prevalere il talento sul lavoro: non è costruito come Ronaldo».

Se ti dico Maradona? «Diego è inarrivabile».

Buffon ti ha detto che devi continuare a sognare. Oggi qual è il tuo sogno? «Continuare a lavorare con la stessa intensità che sto mettendo in campo».

Categorie
ESCLUSIVE

‘SVB’ – Lazio, Oddi: “Buone prove contro le grandi, con l’Udinese la gara si è accesa solo nel finale” (AUDIO)

GIANCARLO ODDI in collegamento a ‘SVB’

“Con l’Udinese la gara si è accesa nel finale e ci sono stati anche bei gol, su tutti quello di Pedro ma chiaramente pure quello di Pellegrini merita di essere citato.

Non è stata una bella partita, ripeto, ha entusiasmato sono nel finale. La squadra comunque la vedo bene quando gioca con squadre importanti, basta pensare alle ultime sfide con Napoli e Milan. Sulla base di questo, mi aspetto che in finale la Lazio possa fare una prova simile. Con la prestazione buona, il risultato può arrivare.

Cataldi? La pubalgia è tremenda. Se riesci a giocare, quando ti fermi alla fine non riesci neanche a camminare bene. Ora però i tempi sono cambiati, in queste due settimane magari Cataldi starà a riposo per poi provare ad esserci contro l’Inter”.

Categorie
ESCLUSIVE

‘SVB’ – Rambaudi: “Massima cautela con Cataldi, Rovella potrebbe essere pronto per la finale” (AUDIO)

ROBERTO RAMBAUDI in collegamento a ‘SVB’

“Le gare come quelle di ieri sono un spot per il calcio. C’è intensità, qualità. Niente a che vedere con i noiosi 0-0. Le squadre giocavano, non speculavano, cercavano la vittoria.

Rovella è importate che riveda il campo in queste uscite, poi magari potrà dare una mano in finale anche se non per tutta la partita.

Cataldi? Riposo, terapie e stretching. Facendo un certo tipo di gestione magari potrà esserci in finale Ho sofferto di pubalgia, so cosa significhi essere condizionato dal dolore; quando giochi lo avverti meno, ma durante lo stop dell’intervallo era una sofferenza”.

Categorie
COPPA ITALIA TIFOSI

Lazio, finale mania: oltre 20mila biglietti in poche ore, Nord sold out

Come riporta il CdS nella sua edizione odierna, sono stati già venduti più di 20mila biglietti per la finale di Coppa Italia tra Lazio e Inter, in programma allo Stadio Olimpico di Roma il 13 maggio alle 21:00. Caccia al biglietto continua, più di 40mila persone collegate contemporaneamente online e in lista d’attesa. L’obiettivo è uno: esserci e derogare per una sera alla contestazione. Alle 15, appena un’ora dopo l’apertura delle vendite, erano già 7mila i tagliandi venduti.

Intorno alle 18, invece, il dato si è impennato e ha raggiunto le 13mila presenze fino a sfiorare le 20mila in tarda serata. Una crescita costante, continua; ricordiamo che la prelazione terminerà alle 23:59 del 3 maggio. Gli abbonati biancocelesti sono 29.918, l’obiettivo è portarli tutti allo stadio, e le condizioni ci sono. Per questa partita tutto è derogato, tutto è rimandato: la Curva Nord è già sold-out, l’appello di Sarri ha avuto risposta e l’Olimpico – per una sera – tornerà a ruggire.

Categorie
ESCLUSIVE

‘QUELLI CHE…’ – Marchetti: “Lazio inferiore all’Inter, ma è gara secca. Motta non mi aveva convinto, poi ho capito che…”

FEDERICO MARCHETTI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Il 2013? Un’ annata un po’ diversa rispetto a quella attuale. Eravamo partiti benissimo e a fine dicembre eravamo addirittura secondi in classifica, dietro la Juventus. Poi abbiamo avuto una flessione, anche a causa dei tanti infortuni. Eravamo comunque arrivati a disputare un quarto di finale di Europa League contro il Fenerbahçe. Poi siamo usciti e, avendo perso terreno in campionato, abbiamo puntato tutto sulla Coppa Italia, riuscendo a raggiungere la finale contro la Roma.

La mia esperienza in biancoceleste? Di giocatori forti nella mia Lazio ce n’erano diversi. Poi, comunque, eravamo un grande gruppo e questo ha fatto la differenza. Andavamo tutti d’accordo, eravamo uniti e questo ci ha dato una grande mano per affrontare la finale contro la Roma nel migliore dei modi. Era un derby unico: non era mai accaduto nella storia che un derby valesse un trofeo.

Alla fine di quella stagione l’Arsenal aveva sondato il terreno e credo anche che una sorta di offerta fosse arrivata, ma poi non se ne fece nulla. In Italia, invece, anche a causa delle cifre elevate richieste dal presidente Lotito, non si aprì mai una possibilità concreta.

Idolo? Quando giocavo era Buffon, fonte d’ispirazione per tanti ragazzi della mia generazione. Da piccolo, invece, ammiravo Giuseppe Taglialatela, portiere del Napoli di quegli anni. Mi piaceva molto il suo stile: era molto forte, un para rigori, oltre a essere un autentico leader, con grande personalità.

La mia parata in semifinale di Coppa Italia contro la Juventus? C’è stata questa ripartenza e, su una nostra uscita sbagliata, la Juve ha trovato l’imbucata, con Giovinco che si è ritrovato di fronte alla porta. Sono stato bravo a restare fermo e a non anticipare l’uscita. Ho avuto un riflesso importante e fortunatamente sono riuscito a respingere. Poi, sulla respinta, è arrivato Marchisio, che non è stato pronto a fare il tap-in e, nella frenesia, ha calciato fuori. È un episodio che ancora mi emoziona e mi mette i brividi. La parata su Totti in finale, con il pallone che poi è andato sulla traversa, ha salvato il risultato, ma non è stato un intervento particolarmente bello: non ci sono paragoni con quello fatto su Giovinco in semifinale. La Juventus, a quei tempi, era una schiacciasassi: nella semifinale d’andata avevamo sofferto tantissimo e, a mio parere, sono stato ancor più decisivo lì che in quella di ritorno, anche se tutti ricordano quest’ultima per quella parata nel finale.

A me piaceva avere le scarpe strette. Quando si rientrava dall’intervallo, le tenevo morbide perché volevo stringerle una volta rientrato in campo. Tuttavia, spesso gli arbitri non si accorgevano che non avessi ancora i guanti e davano il via al secondo tempo. A volte mi è capitato di dover intervenire con un solo guanto indossato.

Gioco con i piedi? Per la verità, io nasco attaccante. Mio fratello, però, essendo più grande di me, mi faceva giocare in porta. Un giorno pioveva e mancavano i portieri: l’allenatore della squadra in cui giocavo allora, sapendo che giocassi tra i pali con mio fratello, mi schierò in porta e da lì non sono più uscito. Tuttavia, ero abile con i piedi, tant’è che, poco prima che il Torino mi rilevasse dalla squadra del mio paese, tiravo anche le punizioni. Ad ogni modo, quando giocavo io il portiere non era coinvolto in fase di costruzione, quindi piano piano ho trascurato le mie abilità con i piedi.

Finale contro l’Inter? È una partita secca e questo è a vantaggio della Lazio. I biancocelesti sono sicuramente inferiore all’Inter, ma poi la partita va giocata. Bisogna arrivare con tutti gli effettivi al meglio, senza infortuni, e sfruttare anche il fatto di giocare in casa, a Roma.

Motta con il Sassuolo non mi aveva entusiasmato: aveva fatto un paio di interventi, ma nella gestione complessiva non mi aveva dato grande fiducia. Poi, rivedendolo contro il Milan, ho visto un altro giocatore. Questa cosa mi ha impressionato, perché mi ha fatto pensare che sia uno che ha bisogno del grande palcoscenico per dare il meglio di sé. Da lì ha dato continuità di prestazioni, fino ad arrivare alla semifinale di ritorno di Coppa Italia contro l’Atalanta. Con la Dea l’ho visto meno sereno del solito con i piedi, ma poi è arrivata la parata incredibile nel recupero su Scamacca e, infine, i rigori, in cui è stato davvero miracoloso, facendo qualcosa di epico. Conosco la piazza: le cose cambiano davvero in fretta. Lui deve restare sereno, lavorare, ma anche godersi appieno il momento e fare quello che sa fare. È bravo, ha 21 anni e ha dimostrato di saper reggere la pressione. Spero che ci faccia vincere la Coppa Italia”.

Categorie
PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Mattei: “Le squadre si migliorano cedendo chi non serve e confermando i migliori, nella Lazio avviene il contrario” (AUDIO)

STEFANO MATTEI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Lazio-Udinese? Partita tra due squadre senza obiettivi, quindi regnava la leggerezza. Il pubblico si è divertito col 3-3. Che poi pubblico si fa per dire, visto che lo stadio è sempre più vuoto ma il presidente Lotito neanche ne parla.

Le squadre si migliorano cedendo chi non serve e confermando i migliori, nella Lazio avviene il contrario perché c’è bisogno di fare cassa. Guendouzi e Castellanos non è che non servivano a questa Lazio, ma le loro cessioni servivano per tamponare il buco economico che si stava creando.

La Lazio invece di andare avanti, va indietro. Solo con la vittoria della Coppa Italia si può dare un senso alla stagione. Il solo fatto di andare in finale non serve a niente.

La coppia centrale è la forza del reparto, se non di tutta la squadra. Perdere Gila e Romagnoli sarebbe un errore”.

Categorie
PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE …’ – Cardone: “Fondamentale Romagnoli per come sta incidendo. Futuro? Diverse valutazioni da fare, anche sul centravanti” (AUDIO)

GIULIO CARDONE in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Peccato per non aver accorciato ulteriormente sull’Atalanta, ma il pari ci sta. Serata incredibile, con un finale molto acceso.

Da capire meglio le condizioni di Cataldi che ieri non ha giocato per sintomi influenzali ma alla vigilia era in campo per l’allenamento. Sarri stesso ha detto che recupererà Gila e Zaccagni ma su Cataldi non ha dato certezze. So che è alle prese con un affaticamento, ma niente di preoccupante. A Bergamo è entrato in un momento delicato, quindi stava bene anche perché ha pure calciato il rigore. Al momento comunque il centrocampo è Basic, Patric e Taylor.

Sarri aveva ragione quando a gennaio diceva che senza Romagnoli sarebbe stata un’altra Lazio. Immaginare un Lazio, per come sta incidendo, senza Romagnoli sarebbe complicato.

Il mercato si programma prima, magari la qualificazione in Champions può spostare i piani, ma non la Coppa Italia. Delle valutazioni vanno fatte, la programmazione è fondamentale. In alcuni ruoli devi investire: la questione centravanti va chiarita, con Ratkov cosa si vuole fare?”.