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Lazio, da Noslin a Maldini: arrivano segnali dall’attacco

La produzione offensiva aumenta esponenzialmente a gara in corso.

Dopo Noslin e Cancellieri, lunedì si sono sbloccati Pedro e Maldini. La Lazio, sottolinea Il Messaggero, viaggia verso tre primati negativi che farebbero la storia: quattordicesimo attacco di A, senza rappresentanti sui primi 50 gradini della classifica marcatori, al traguardo le reti del cannoniere più prolifico potrebbero contarsi sulle dita di una mano. Dopo le 14 del 2024/25, può spuntarla di nuovo lo spagnolo, in vetta (a quota 4) con Isaksen, Cancellieri, Noslin e Zaccagni ma con la miglior media realizzativa (un gol ogni 248′).

A cinque gare dal gong il casting è aperto; con l’Udinese, si legge, si è visto il sedicesimo tridente diverso dal I’. Il punto è che la produzione offensiva aumenta esponenzialmente a gara in corso. Ben 28 dei 42 sigilli stagionali arrivano nella ripresa, è la più alta percentuale in Italia (66%). Fragoroso il dato del 2026, quando in venti uscite la squadra ha siglato ventitré reti, solo quattro nei primi tempi (17%).

L’impatto dalla panchina di Pedro e Maldini, conclude il quotidiano, conferma quanto di recente palesato dagli ingressi di Noslin col Parma (gol), Cancellieri col Sassuolo (assist) e Dia con Atalanta (gol) e Bologna (assist): l’incidenza dei subentrati è elevata e il 13 maggio saranno decisivi in sedici. Ora le pedine da ritrovare sono anche le più schierate. Isaksen (21 dal 1) è reduce da un mese di apatia per la delusione con la Danimarca. Quando disponi-bile, Zaccagni è sempre partito dall’inizio (28 volte), ma il gol manca dal 4 dicembre. Dia non ha mai graffiato in tredici titolarità. Capitano e senegalese sono per Sarri due potenti amuleti: nelle trentasei sfide marchiate a fuoco dal 2023 la Lazio non ha conosciuto sconfitte. Averli al meglio per l’Inter può essere un asso nella manica.

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Lazio, Rovella tra Patric e Cataldi: ballottaggio finale con il terzo incomodo

Lo spagnolo, di partenza fuori ruolo, è diventato più di una semplice alternativa.

Un ballottaggio continuo che è la diretta conseguenza dell’ultimo periodo, come al solito vissuto in emergenza. Patric, di partenza fuori ruolo, è diventato più di una semplice alternativa. Sfida aperta con Cataldi, ora ai box per una sindrome influenzale e alle prese con fastidi muscolari che ne hanno condizionato l’utilizzo prima e dopo la semifinale di ritorno con l’Atalanta. Sul calendario la data cerchiata in rosso è quella del 13 maggio, Sarri deve studiare il piano per arrivare alla finale con l’Inter con la migliore formazione possibile a disposizione. Significa, evidenzia il Corriere dello Sport, almeno per il centrocampo, presentarsi al confronto con la doppia soluzione percorribile: lo spagnolo confermato come vertice basso, da sempre apprezzato dal Comandante, oppure restituire la titolarità a Cataldi, riferimento biancoceleste per tutta la stagione. Rovella, appena ritrovato dal lungo stop per la frattura scomposta della clavicola destra, rappresenta un’opzione in più, al momento solamente a partita in corso. Ha bisogno di ritrovare la forma smarrita, la sua annata è stata un calvario.

Il dubbio enorme per l’ultimo atto della Coppa Italia, conclude il quotidiano, è tra Patric e Cataldi, ieri ancora fermo a causa della febbre (con tosse annessa). Non gli ha permesso di entrare nella lista dei convocati anti-Udinese. Alla fine della sfida con i friulani è stato Sarri ad accendere il possibile allarme su Danilo. Sospetta pubalgia, non confermata da Formello.


Cataldi, a causa dell’indisponibilità dei compagni, in stagione non ha mai potuto rifiatare. Lunedì a Cremona, salvo sorprese, non verrà nemmeno convocato. Meglio non rischiare nulla, conclude il quotidiano, e comunque ogni riflessione verrà approfondita soltanto quando riuscirà a riaggregarsi alla rosa dall’influenza accusata lo scorso weekend. Patric, scelto dall’inizio in tre delle ultime quattro partite (compresa la trasferta di Bergamo), prova a sfruttare le chance arrivate all’improvviso.

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Lazio, sold out di Coppa Italia in 24 ore: ora si spera in altri posti

Uno stadio svuotato dalla protesta, tornato improvvisamente a riempirsi per una sola notte.

Il tempo di aprire la prelazione e i biglietti destinati ai tifosi della Lazio per la finale di Coppa Italia sono andati praticamente esauriti. Una corsa senza sosta, iniziata tra le code virtuali infinite di martedì e proseguita per tutta la notte, fino a svuotare quasi completamente la disponibilità messa a disposizione dalla Lega Serie A: circa 25.000 posti. Dopo le difficoltà iniziali sul circuito VivaTicket, come riporta il Corriere dello Sport, con attese superiori alle tre ore e decine di migliaia di utenti collegati (nei picchi si è arrivati anche a oltre 40.000), la vendita non si è mai fermata. Ieri mattina restavano appena 500 biglietti acquistabili. Poche ore dopo, in serata, erano scesi a poco più di 200, tutti concentrati in Tribuna Monte Mario. Destinati a sparire nel giro di pochissimo, fino al sold-out totale di questa fase.


Ma il quadro, si legge, potrebbe allargarsi ancora. Dopo la fase di prelazione, infatti, si aprirà quella di vendita libera, e lì potrebbero emergere nuove opportunità per i tifosi della Lazio. Il motivo è semplice: la risposta del lato interista, almeno finora, è stata decisamente più tiepida. Al momento, sono ancora oltre 10.000 i biglietti invenduti tra i settori destinati ai nerazzurri. Numeri che fanno riflettere e che potrebbero cambiare la composizione dell’Olimpico. Restano disponibili circa 3.300 posti in Tribuna Monte Mario, 850 in Tribuna Tevere, 3.500 nei Distinti sud-est e 2.800 nei Distinti sud-ovest. Solo la Curva Sud risulta esaurita. Una situazione che apre scenari interessanti. Parte di questi biglietti (verosimilmente quelli delle tribune) potrebbe essere rimessa in vendita libera, ampliando di fatto la possibilità per i tifosi laziali di aumentare ulteriormente la propria presenza. Un’ipotesi concreta, che renderebbe l’Olimpico ancora più sbilanciato a favore della squadra di Sarri.


Sarebbe, conclude il quotidiano, un’immagine forte, in contrasto con quanto visto negli ultimi mesi. Uno stadio svuotato dalla protesta, tornato improvvisamente a riempirsi per una sola notte. La più importante. Perché questo match rappresenta molto più di una partita. È l’unico momento, in questo finale di stagione, in cui il popolo biancoceleste tornerà compatto sugli spalti. Neanche il derby successivo farà eccezione: la linea della contestazione resterà, e i gruppi organizzati hanno già confermato l’assenza. Il 13 maggio, invece, sarà diverso. Sarà un’Olimpico pieno, vivo, coinvolto. Un Olimpico che tornerà a spingere, almeno per una gara. Una scelta consapevole, che non cancella il dissenso ma lo mette in pausa. Una notte sola. Ma abbastanza per fare la differenza.

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Lazio, Gila e Zaccagni verso il rientro: sono tornati parzialmente in gruppo

Sarri intanto ragiona sulle energie spese nelle ultime settimane.

Non hanno mai preoccupato, Zaccagni e Gila, come confidato da Sarri nella conferenza post-partita di lunedì. Ieri il capitano e lo spagnolo, riporta il Corriere dello Sport, hanno svolto parte della seduta con i compagni. A Formello – alle 15.30 – la Lazio si è ritrovata a seguito del giorno di riposo concesso dal Comandante. È stato il primo allenamento settimanale, tanti calciatori hanno lavorato a parte, la “separazione” della squadra è avvenuta dopo il calcolo della fatica accumulata nelle ultime due partite (i 120 minuti di Coppa, a cui si è aggiunto il monday night ravvicinato con l’Udinese).

Il piano, si legge, prevede per oggi un doppio appuntamento in campo, alle 10.30 e alle 15: in mattinata si lavorerà tatticamente (con la rosa divisa per reparti), nel pomeriggio invece tutti insieme per l’allenamento comune. Domani e sabato sedute alle 15.30, la rifinitura è programmata per domenica alle 11. Sarri ragiona sulle energie spese nelle ultime settimane. Alcuni hanno stretto i denti, altri hanno recuperato velocemente dagli infortuni. Nella preparazione e nelle scelte della trasferta di Cremona vanno tenuti in conto diversi aspetti, in primis la vicinanza con la finale di Coppa Italia con l’Inter.


L’obiettivo, conclude il quotidiano, è avere tutti a disposizione, e nelle migliori condizioni possibili, per il 13 maggio all’Olimpico. Ecco perché Zaccagni e Gila non sono stati presi in considerazione per l’ultima giornata con l’Udinese. Entrambi sono recuperabili per il match con la Cremonese. La loro gestione potrebbe comunque proseguire in questi giorni, la partita di lunedì permette di aspettare e non velocizzare alcun tipo di rientro. Lo stesso discorso vale per Marusic, anche lui ieri è stato impegnato in un lavoro a parte. Da qui in avanti le riflessioni e le rotazioni saranno tutte condizionate dalla finale con l’Inter.

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ESCLUSIVE

‘SVB’ – Cremonese-Lazio, Rambaudi: “Motivazioni diverse, ma gara utile in vista della finale. L’obiettivo è…” (AUDIO)

ROBERTO RAMBAUDI in collegamento a ‘SVB’

“Lunedì dovrai pensare ad entrare in campo cercando di fare la tua partita, poi è chiaro che le motivazioni potranno fare la differenza; loro si devono salvare, tu non hai nulla da chiedere al campionato. Inconsciamente puoi essere scarico. Dipende da come la indirizzi, ma non mi aspetto una bella partita.

Sarri metterà chi gli darà maggiori garanzie. Non puoi affrontare il campionato ‘tanto per’, devi cercare di tenere altra la concentrazione, facendo giocare chi sta meglio. Schierare solo non titolari non andrebbe bene.

La Cremonese non attaccherà, non ha quella qualità, sarà una squadra che giocherà in maniera equilibrata, che cercherà di sfruttare l’episodio. Alla Lazio servirà la leggerezza vista ultimamente, poi la gara andrà usata per migliorare negli ultimi metri.

L’obiettivo è portare tutti ad un livello ottimale alla finale, quindi le due gare che restano serviranno per questo”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE …’ – Cardone: “Lazio-tifosi, allarme clamoroso da Sarri. Il suo futuro dipende dalle garazie tecniche e dalla corte delle altre…” (AUDIO)

GIULIO CARDONE in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“L’allarme lanciato da Sarri dopo Lazio-Udinese è stato clamoroso, ripeteva della situazione deprimente, allarmante, con i giocatori che risentono dell’assenza del pubblico e Lotito che non fa un passo verso i tifosi. Appello accorato e sincero del mister.

Non credo comunque che questa situazione inciderà sul futuro di Sarri, credo che il tecnico voglia altre garanzie. Dipende molto anche dalle panchine di altre squadre; la possibilità di tenere Sarri dipenderà pure da Napoli, Atalanta, Fiorentina e Bologna. Se arrivasse un’offerta concreta, Sarri andrebbe via. Il grido di allarme ora di Sarri è per la sua squadra, per il gruppo: è il comandante che protegge le truppa.

Chiaro che questa situazione inciderà anche sul mercato. La protesta nasce dal fatto che la gente vuole una proprietà in grado di garantire soldi per fare il salto di qualità”.

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Lazio, non si molla mai: contro l’Udinese l’ennesimo colpo in extremis. I numeri dei biancocelesti

Quello di Maldini è stato il settimo timbro siglato nel recupero.

Oltre il novantesimo, oltre ogni speranza, oltre i propri limiti. Una squadra che non si arrende al destino delle partite, di una stagione in cui sembrava spacciata prima ancora di iniziarla. Contro l’Udinese l’ennesimo colpo in extremis. Stavolta firmato da Maldini, tornato al gol dopo un mese e mezzo d’astinenza. Spirito e orgoglio, dimostrati per l’ennesima volta in questo campionato. Quello di Maldini, sottolinea il Corriere dello Sport, è stato il settimo timbro siglato nel recupero. Tra i difetti della rosa, insomma, sicuramente non c’è quello di crollare al tappeto senza prima provare a rialzarsi fino all’ultimo secondo. La foga, appena realizzato il 3-3, ha spinto i calciatori biancocelesti a riportare subito il pallone a centrocampo.
Nessuno si stava accontentando del punto riconquistato. La Lazio incassa, a volte si addormenta, poi si rimette comunque in carreggiata con la determinazione necessaria.


I numeri parlano chiaro: 7 gol, si legge, nei minuti di recupero, tutti in campionato, tutti all’Olimpico. La lista parte con il rigore trasformato da Cataldi contro il Torino, addirittura al 113′. Il 3-3, anche in quel caso, venne trovato con la forza della disperazione. Il bis, quello di Zaccagni al Cagliari (91′): come per Noslin, protagonista nel finale con il Lecce (95′), la soddisfazione è stata per il 2-0 che ha chiuso in anticipo i confronti in questione. Il quarto e il quinto sono altri due tiri dal dischetto: Pedro al 95′ con la Fiorentina (il 2-2), poi ancora Cataldi (al 100′) per piegare il Genoa (3-2 definitivo, tocco con il braccio di Ostigard sul colpo di testa di Ratkov). All’appello – oltre alla deviazione di Maldini con l’Udinese (95′) – manca l’incornata di Marusic contro il Sassuolo (2-1 al 92′).


Sempre in partita, punisce le avversarie nel quarto d’ora conclusivo di gioco. Dei 42 gol totali segnati dalla Lazio, ben 17 sono arrivati dal 75′ in poi: significa il 40% delle marcature complessive in stagione. Nello specifico 14 in Serie A e 3 in Coppa Italia, competizione in cui la squadra di Sarri ha segnato solamente nel secondo tempo. Zaccagni al minuto 80 negli ottavi con il Milan, Dia all’87’ nella semifinale d’andata con l’Atalanta, Romagnoli all’84’ per sbloccare il ritorno di Bergamo. L’elenco, conclude il quotidiano, viene completato da Dia in Lazio-Verona (82’), Noslin nelle due sfide con il Parma (82’ al Tardini, 77’ all’Olimpico), Taylor a Bologna (82’) e infine dalle due autoreti di Solet a Udine (80’) e di Nelsson a Verona (79’). Si può accusare la Lazio di sbagliare, non di non saper reagire.

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Lazio, non solo scelta ma soprattutto necessità: ancora rotazioni per Sarri da qui alla fine

Il tecnico ha allargato il ventaglio delle opzioni.

Venti calciatori utilizzati nelle ultime due partite, praticamente l’intera rosa. Le rotazioni, con la finale di Coppa Italia in vista, non sono più una scelta ma una necessità. Come evidenzia il Corriere dello Sport, quattro giocatori totalmente risparmiati contro l’Udinese (Marusic, Gila, Cataldi e Zaccagni), utilizzati pochi giorni prima – dall’inizio o in corsa – nella semifinale di ritorno con l’Atalanta. Quattro cambi nella formazione di partenza tra una gara e l’altra (dentro Lazzari, Provstgaard, Pellegrini e Dia), più Maldini – nemmeno entrato a Bergamo – per arrivare alle 20 pedine diverse impiegate dal Comandante a partire da mercoledì scorso. Diventano 21 comprendendo anche la trasferta di Napoli, in cui era stato sganciato nella ripresa Hysaj.

Nel momento più delicato della stagione, insomma, il tecnico ha allargato il ventaglio delle opzioni non considerando solamente Gigot, Belahyane, Przyborek e Ratkov tra i calciatori di movimento (tra quelli a disposizione). A breve, si legge, ritoccherà pure a Rovella, tornato tra i convocati dopo l’operazione alla clavicola destra (frattura scomposta rimediata a Cagliari). Fino a qualche settimana fa sembrava già finita la sua stagione. Le valutazioni per il posto in regia sono soltanto una parte dei ragionamenti profondi da portare avanti fino alla finale. Ci sono 180 minuti di Serie A prima della sfida con l’Inter del 13 maggio, preceduta proprio dall’antipasto di campionato con i nerazzurri.

La Cremonese e poi il primo round contro Chivu, decisamente meno importante rispetto all’ultimo atto della Coppa Italia. Due settimane per presentarsi al top, senza perdere pezzi per strada. Sarri non molla il campionato, eppure la testa non può che essere già al match di Coppa: può regalare alla Lazio un trofeo e contemporaneamente la qualificazione alle prossime coppe europee. Il massimo in un’annata complicatissima fin dal principio. Sarri, conclude il quotidiano, ha incassato tre gol dall’Udinese, per una volta il suo clean-sheet è stato quello di far rifiatare il reparto arretrato spremuto dagli acciacchi: tre titolari su quattro fuori, soltanto Romagnoli rimasto a comandare la linea.

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DICHIARAZIONI

Motta: “Felice che Buffon e Zoff mi seguano. Dopo Bergamo Sarri non mi ha detto niente, Lotito invece…”

L’intervista del portiere della Lazio a TuttoSport:

 «Vivo tutto serenamente. Sapevo bene che fosse una partita importante quella di Bergamo, un vero e proprio spartiacque per la nostra stagione, ma dentro di me ero estremamente tranquillo. Alla vigilia ho dormito benissimo. Anzi , anche nel pomeriggio ero riuscito a rilassarmi per qualche ora. Il mio problema è tentare di dormire dopo una partita. L’adrenalina è sempre troppo forte».

Cosa ti rimane di quella notte? «Penso agli errori che ho fatto. A quello che ci poteva costare la finale, il gol che poi è stato annullato, ma sarebbe stato decisivo per l’eliminazione».

Ma come? Pari 4 rigori e pensi agli errori? «E’ più forte di me, io sono così, lavoro sempre per migliorarmi».

Gigi Buffon ti ha inviato un messaggio dove dice che la parata più difficile l’hai fatta su Scamacca, prima che si arrivasse ai rigori: concordi? «Ho una stima immensa per Buffon, lo vedevo giocare da bambino, quando mi allenavo a Vinovo, e cercavo di carpirgli qualche segreto. Sono felice che fenomeni come Gigi o leggende viventi come Dino Zoff mi seguano e analizzino le mie parate. È una responsabilità enorme, ma anche motivo di orgoglio».

Sarri cosa ti ha detto? «Nulla. Ho fatto solo il mio lavoro in fondo».

Beh, a me ha detto che non devo esaltarti troppo, perché devi stare con i piedi per terra. «Ha fatto bene. Concordo. Ma credo di non correre questo rischio».

E il Presidente invece? «Mi ha abbracciato e mi ha detto una frase molto importante: sono felice, non per le tue prodezze, ma per la persona che sei».

A chi hai pensato nel momento che hai realizzato che avevi portato la Lazio in finale? «A mio padre Giacomo e a mia madre Sabrina. Mio padre fa il meccanico e con mamma hanno fatto tanti sacrifici per sostenere il mio sogno. Poterli ripagare è la più grande soddisfazione».

Quando da piccolo giocavi con i tuoi compagni di scuola perché finivi in porta? Perché eri scarso con i piedi? «No. Ho scelto io di fare il portiere. A casa mia non avevamo un giardino e si giocava spesso sulla ghiaia. Anche se mi facevo spesso male, tuffandomi, non mi importava nulla: volevo fare il portiere e basta, fin da subito».

Chi è stato il primo a credere in te? «Il preparatore dei portieri dell’Alessandria Under 17. Me lo disse convinto».

Mai vissuti attimi di difficoltà? «Si. Non tutto è così facile. Ma sentire mio padre e mia madre sempre vicini mi ha aiutato molto. Poi se si è equilibrati, i momenti difficili si superano».

Un giornalista chiese ad uno dei più grandi intellettuali della storia del Novecento, Jorge Luis Borges, se da bambino avrebbe voluto diventare “celebre” o “essere amato”. Lui rispose, senza esitare: «Essere amato, perché la celebrità appartiene alla sfera delle illusioni della vita». Tu cosa risponderesti alla stessa domanda? «Che aveva ragione Borges. Il successo nasconde molte insidie ed io non pensavo che avrei mai vissuto un momento come questo, ma penso di sapere come gestirlo».

Federico Fellini, invece, disse che quando andò per la prima volta al circo fu come l’Annunciazione: «I clown mi hanno chiamato ad una vocazione a cui non potevo dire di no». Anche tu hai avuto il tuo clown che ti ha chiamato alla vocazione di portiere? «Si: Petr Čech, il portiere del Chelsea. Lo trovavo iconico per via del caschetto di protezione che portava in testa. Mi affascinava il suo modo di essere. Certamente, in Italia, lo è stato Gigi Buffon».

Credi in Dio? «No. Credo solo nel mio lavoro. La mia fede è tutta lì».

Passiamo dal sacro al profano: che rapporto hai con le ragazze? (sorride) «Al momento non sono fidanzato perché adesso vivo per il lavoro e se mai dovesse essere non sarebbe certamente un’influencer, ma una ragazza delle nostre parti».

Ma almeno ti sei mai innamorato? «Si, alle elementari. Si chiamava Martina, ma non l’ho più vista».

Torniamo al calcio: primi tre portieri italiani di oggi? «Donnarumma, Carnesecchi, Vicario».

Di sempre? «Buffon, Zoff, Zenga».

Attaccanti italiani di oggi? «Kean, Immobile, Scamacca». 

Il più forte giocatore che hai visto in Italia? «Yildiz: fa tremare, è un talento puro». 

Messi o Ronaldo? «Messi perché fa prevalere il talento sul lavoro: non è costruito come Ronaldo».

Se ti dico Maradona? «Diego è inarrivabile».

Buffon ti ha detto che devi continuare a sognare. Oggi qual è il tuo sogno? «Continuare a lavorare con la stessa intensità che sto mettendo in campo».

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‘SVB’ – Lazio, Oddi: “Buone prove contro le grandi, con l’Udinese la gara si è accesa solo nel finale” (AUDIO)

GIANCARLO ODDI in collegamento a ‘SVB’

“Con l’Udinese la gara si è accesa nel finale e ci sono stati anche bei gol, su tutti quello di Pedro ma chiaramente pure quello di Pellegrini merita di essere citato.

Non è stata una bella partita, ripeto, ha entusiasmato sono nel finale. La squadra comunque la vedo bene quando gioca con squadre importanti, basta pensare alle ultime sfide con Napoli e Milan. Sulla base di questo, mi aspetto che in finale la Lazio possa fare una prova simile. Con la prestazione buona, il risultato può arrivare.

Cataldi? La pubalgia è tremenda. Se riesci a giocare, quando ti fermi alla fine non riesci neanche a camminare bene. Ora però i tempi sono cambiati, in queste due settimane magari Cataldi starà a riposo per poi provare ad esserci contro l’Inter”.